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Patata bollente al Congresso

di Domenico Maceri

IL RAPPORTO MUELLER E L’OSTRUZIONE DELLA GIUSTIZIA DA PARTE DI TRUMP



Dio mio. È terribile. Questa è la fine della mia presidenza. Sono fottuto”. Queste le parole di Donald Trump venute a galla nel rapporto di Ro Mueller, il procuratore speciale sul Russia- gate. Il 45esimo era appena stato informato dal- l’allora ministro della Giustizia Jeff Sessions che il suo vice, Rod Rosenstein, aveva dato l’incarico a Mueller di investigare l’interferenza russa nell’elezione americana del 2016.

Va ricordato che il 2 marzo del 2017, Sessions si era ricusato dall’inchiesta sull’interferenza rus- sa a causa della sua attiva partecipazione nella campagna elettorale di Trump. L’inquilino della Casa Bianca non aveva gradito, ritenendo che il ruolo del ministro di Giustizia fosse di difendere il presidente. Sessions, agendo secondo il consiglio dei legali del ministero di Giustizia, non vide alternativa al- l’autoricusazione. La sua azione creò discordi con Trump il quale, dopo non pochi tweet poco gradevoli nei riguardi di Sessions, lo licenziò nel mese di novembre del 2018.

Il rapporto di Mueller, in parte censurato dall’attuale ministro di Giustizia William Barr, non ha incri- minato Trump di cospirazione an- che se ha dimostrato l’influenza dei russi nell’elezione americana. Come già si sapeva da altre fonti e confer- mato da Mueller, la Russia nell’ele- zione del 2016 aveva un candidato favorito e questi era proprio Trump. I russi lo hanno aiutato mediante il rilascio di informazioni negative su Hillary Clinton divulgate tramite WikiLeaks ma anche con annunci e disinformazioni nei social networks.

Trump non ha mai digerito l’idea che fosse stato aiutato dai russi per aprirgli le porte della Casa Bianca. La sua ina- spettata vittoria nel 2016 mediante l’Electoral College non ha però incluso la maggioranza del voto popolare poiché la Clinton ha ricevuto tre milioni di voti più di Trump. L’inchiesta di Mueller è però rimasta inconcludente sulla questione di ostruzione alla giustizia da parte di Trump.

Il ministro di Giustizia Barr ha interpretato l’es- senza del rapporto di Mueller come scagiona- mento di Trump. La realtà è molto più complessa e nonostante la mancata incriminazione di Muel- ler i guai legali del 45esimo presidente non sono finiti e potrebbero condurre all’impeachment. Mueller non ha incriminato Trump di ostruzione alla giustizia poiché una direttiva del ministero di Giustizia sostiene che un presidente in carica non può essere incriminato. Si tratta di un’interpretazione della Costituzione che non è mai sta- ta sfidata. Ciononostante Mueller l’ha seguita.

Mueller però non ha scagionato Trump avendo trovato almeno dieci azioni del presidente su possibili ostruzioni alla giustizia. Includono “in- fluenza inappropriata” sulle investigazioni giu- diziarie. In particolare Trump ha tentato di “limi- tare le indagini”, ha cercato di “scoraggiare te- stimoni di cooperare”, suggerendo “possibili future grazie” come ricompensa. Le azioni di Trump ci dicono, secondo il rapporto, che il pre- sidente intendeva “intimidire testimonianze” che minacciano “l’integrità del sistema giudiziario”. Chiarisce che se le indagini avessero provato l’innocenza di Trump nell’ostruzione alla giustizia lo “avrebbero reso specifico” e che quel giu- dizio di innocenza “non è stato raggiunto”. Tra- duzione: Trump ha ostruito la giustizia e quindi non può essere esonerato.

Mueller ha incriminato 34 persone con le sue indagini, alcuni dei quali sono già in carcere. Nel caso del presidente, però, Mueller ci ricorda che il Congresso possiede l’autorità di imporre l’ap- plicazione delle leggi “a tutti incluso il presidente”. Nessuno, continua il rapporto, è “al di sopra della legge”. Nemmeno Trump che lui, Mueller, non ha incriminato perché la sua carica di presi- dente glielo impedisce.

Mueller in effetti ha passato la patata bollente delle possibili illegalità di Trump al Congres- so. Il rapporto chiarisce che l’immunità del presidente non impedisce l’incriminazione “dopo la fine del mandato del presidente” purché avvenga nell’arco di cinque anni dall’atto illegale.

L’impeachment nella mente di molti americani significherebbe che Trump potrebbe essere espulso dalla Casa Bianca. L’impeachment però è solo l’accusa, cioè il primo passo che spette- rebbe alla Camera. La seconda parte, la condan- na, che includerebbe in seguito l’espulsione dalla carica di presidente toccherebbe al Senato se 2/ 3 di loro (67 voti) voterebbero contro Trump.

La storia ci dice che nessun presidente ame- ricano è stato espulso dalla Casa Bianca me- diante la condanna del Senato. Né Andrew John- son (1868) né Bill Clinton (1998), gli unici presi- denti ad avere subito l’impeachment alla Came-

ra, furono condannati dal Senato (Richard Nixon si dimise prima del- l’impeachment). Il primo prevalse di un solo voto al Senato mentre il se- condo prevalse con un margine molto più ampio (55 favorevoli a Clinton, 45 contrari).

Il fatto che Mueller non abbia incriminato Trump non vuol dire mancanza di atti illegali. La strada più “facile” sarebbe di concentrarsi sull’elezione del 2020 e sconfigger- lo alle urne. Questa sarebbe la stra- da prudente suggerita fino al mo- mento da Nancy Pelosi, speaker della Camera. Altri però hanno già indicato che bisogna investigare di più, richiedendo ulteriori testimo- nianze al Congresso per determina- re se procedere con l’impeachment.

Ciononostante la strada giusta non è sempre quella più facile. Al- cuni candidati alla nomination de- mocratica come Elizabeth Warren, senatrice del Massachusetts, Ka- mala Harris, senatrice della Califor- nia, e Julian Castro, Segretario di edilizia e sviluppo urbano nell’am- ministrazione di Barack Obama,

sono favorevoli all’impeachment. A questi si aggiungono alcune parlamentari come Alexandria Ocasio Cortez di New York, e Rashida Tlaib del Michigan. La senatrice War- ren ha colto molto bene perché bisogna proce- dere con l’impeachment. La Warren ha dichiarato che “ignorare i ripetuti tentativi di un presi- dente di ostruire un’indagine nei suoi comportamenti sleali infliggerebbe seri danni al Paese e suggerirebbe che l’attuale e futuri presidenti avrebbero carta bianca di mettere in pratica simi- li abusi”.

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