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Per Salah un carcere-albergo

  • 5 lug 2016
  • Tempo di lettura: 2 min


PARIGI. Un’ondata di indignazione e di polemiche per la sorte riservata ad Salah Abdeslam, l’unico terrorista superstite delle stragi del 13 novembre a Parigi, che è in carcere in isolamento ma vive in una cella quadrupla - una doppia per lui che è in isolamento, una per la sorveglianza, l’altra adibita a palestra privata -, dedica ore alla tv, con poco calcio e molti reality, e tanta preghiera. E per rilassarsi si dedica alla cucina.

Il resoconto di Thierry Solere, parlamentare francese che ha ottenuto l’autorizzazione per una visita “a sorpresa” nel carcere di Fleury-Merogis - dove Salah è rinchiuso in isolamento dal 27 aprile, data dell’estradizione dal Belgio - suscita in Francia stupore e molte polemiche.

Per quella descrizione della vita fra “cucina e Corano”, ma soprattutto per la palestra personale: un vogatore già in funzione, due macchine per il body-building già ordinate e in arrivo fra qualche giorno.

“Sono rimasto molto stupito - ha scritto Solere in un’immediata lettera indirizzata al ministro della Giustizia, Jean-Jacques Urvoas - di constatare che una cella è stata trasformata in una palestra, e ancor più che l’utilizzo di tali attrezzature viene esclusivamente riservato a questo individuo. Vorrei conoscere le ragioni e le motivazioni che hanno spinto il suo ministero a una decisione del genere”. Soprattutto in un carcere che, come quasi tutti i penitenziari francesi, soffre di sovrappopolazione e dove spesso i detenuti sono costretti a spazi angusti.

François Fillon - ex primo ministro, uno dei leader dei Républicains, la destra di cui fa parte Solere, e candidato alle primarie dell’opposizione - ha definito “incomprensibili” le condizioni di detenzione di Salah, l’uomo che si è occupato della logistica del commando di Parigi, accompagnando i kamikaze sui luoghi delle stragi: “Lui deve avere il trattamento minimo - ha aggiunto Fillon - non c’è proprio alcun motivo di fargli il benché minimo favore”.

Nervoso e agitato, Salah si rilassa pregando e cucinando, poi trascorre ore davanti alla tv: le partite degli Europei di calcio le ha seguite poco, ma resta un tempo infinito disteso con gli occhiincollati allo schermo durante i reality show. In mattinata, un’altra polemica ha visto coinvolto il famigerato Salah: giunta quasi alla sua conclusione, la commissione d’inchiesta sulle stragi del 13 novembre ha appurato che il Belgio, sebbene al corrente della profonda “radicalizzazione” di Salah, non aveva inserito questo particolare nello schedario Schengen. Proprio quella banca dati, il SIS II, è stata consultata alle 9:10 del 14 novembre, dai gendarmi francesi che avevano fermato a Cambrai - confine con il Belgio - l’auto di Salah con due complici. L’hanno trattenuto una mezz’ora “per eccesso di zelo”, dice la commissione, poi l’hanno dovuto rilasciare, visto che sul suo conto c’erano soltanto “piccoli reati comuni”. Un’ora dopo, quando ormai Salah era già al sicuro in Belgio, le autorità di Bruxelles hanno informato i loro colleghi francesi che si trattava di un jihadista.


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