Per William un test da re
- Redazione

- 25 giu 2018
- Tempo di lettura: 2 min

GRAN BRETAGNA/STORICO VIAGGIO DEL PRINCIPE EREDITARIO IN MEDIO ORIENTE
LONDRA. Prove da futuro re per il principe William in missione da oggi in Medio Oriente per un viaggio di 5 giorni definito “storico” a corte, segnato com’è dall’etichetta di “prima visita ufficiale” in assoluto di un reale britannico in Israele e Palestina. Ma segnato anche dall’esigenza di camminare sul filo del rasoio degli equilibrismi diplomatici, sullo sfondo d’un processo di pace alle prese, dopo anni di stallo, con una crisi profonda come non mai: testimoniata giusto in queste ore dalle immagini di Jared Kushner, genero ed emissario del presidente americano Donald Trump, ricevuto con tutti gli onori dal suo amico Benyamin Netanyahu su un fronte, e snobbato platealmente dai vertici palestinesi sull’altro. Il duca di Cambridge, secondo in linea di successione al trono di Elisabetta II dopo suo padre Carlo, ha in programma invece d’incontrare un po’ tutti: re Abdallah di Giordania, lo stesso premier israeliano Netanyahu e il presidente pa- lestinese Abu Mazen (Mahmud Abbas), oltre a esponenti e realtà delle società civili, della cultura, del mondo giovanile. E con in più una sosta allo Yad Vashem, memoriale della Shoah a Gerusalemme; e una al cimitero cristiano ortodosso in cui è sepolta la principessa Alice di Grecia, madre del principe consorte Filippo e sua bisnonna, onorata in Israele per es- sersi prodigata in favore degli ebrei greci durante la seconda guerra mondiale. Si tratta della prima visita ufficiale di un componente della Royal Family sia nello Stato d’Israele sia nei Territori Palestinesi, non avendo avuto carattere pienamente formale né quella compiuta da Carlo in occasione dei funerali di Yitzhak Rabin, il premier laburista ucciso da un giovane colono dell’ultradestra ebraica nel 1995, né quella ancora più di recente alle esequie di Shimon Peres. E neppure quella fatta da Filippo nel ‘94 per una cerimonia in memoria di sua madre. La tappa più ‘facile’ si preannuncia ad Amman. In un Paese guidato se non altro da una dinastia saldamente anglofila. Quanto a Israele, il clima d’attesa si co- lora di entusiasmo anche per il governo locale, deciso a trasformare l’evento in un successo, contro chi parla di “isolamento”, nonché in una nuova celebrazione del 70mo anniversario dello Stato sionista. Senza contare le sensazione di poter chiudere in qualche modo i conti con la storia ricevendo ufficialmente un erede dell’ex Impero britannico: impero che alla nascita d’Israele spianò la strada esat- tamente un secolo fa, attraverso il riconoscimento ai “diritti d’un focolare ebraico” sanciti nella Dichiarazione Balfour, ma che i padri ideologici della destra di governo oggi al potere a Gerusalemme avversarono per altro verso con la violenza negli anni del Mandato sulla Palestina coloniale. Mentre a Ramallah, come a riequilibrare un po’ le cose, si fa leva almeno sulle parole dei comunicati con cui Londra ha annunciato la visita di William evocando esplicitamente l’espressione “Territori Palestinesi Oc- cupati”: ligia al diritto internazionale quanto sgradita ai governanti israeliani. “La natura storica di questo tour è evidentemente importante - chiosa da parte sua un portavoce di Kensington Palace, aggirando ogni possibile polemica - e il duca considera un grande privilegio in- traprendere la prima visita ufficiale reale in Israele e nei Territori. Oltre a poter aiutare a rafforzare ulteriormente l’amicizia fra Giordania e Regno Unito”
















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