Perché l’Ue non fa lo stesso?
- Redazione

- 14 ott 2017
- Tempo di lettura: 4 min
LA RUSSIA CANCELLA 20 MILIARDI DI DEBITI AI PAESI AFRICANI

La media il debito pubblico è sinonimo di falli- mento o di rischio. Non è una valutazione sba- gliata poiché nel mondo esso è aumentato da 30 trilioni di dollari del 2007 ai 65 trilioni attua- li.
E’ più che raddoppiato in dieci anni. In rap- porto al Pil negli Usa il debito pubblico in die- ci è passato dal 62,5 al106%, nell’Eurozona dal 65 al 90%, in Italia dal 100 al 132,5%. moneta è ancora stampata a Parigi ed è totalmente controlla- ta dalla Banque de France!
Del resto non è un caso che anche la Chiesa, con l’encicli- ca “Populorum Pro- gressio” di papa Pao- lo VI, abbia a suo tem- po indicato la giusta strada per la riduzio- ne del debito e per lo sviluppo dei popoli, denunciando, tra l’al- tro, “l’imperialismo in- ternazionale del dena- ro”. Si può costatare che la Chiesa è sem- pre stata molto atten- ta a queste problema- tiche economiche e sociali. I documenti del Pontificio Consi- glio della Giustizia e della Pace “Al servi- zio della Comunità umana: un approccio etico al debito inter- nazionale” (1986) e “Per una riforma del sistema finanziario e monetario internazio- nale nella prospettiva
Sono dati che par- lano da soli. Ma è sor- prendente il silenzio che accompagna le decisioni importanti in merito alla sua ri- duzione o alla sua cancellazione. E’ il caso della Russia di Vladimir Putin che ha deciso di cancellare parte del debito con- tratto dagli Stati afri- cani. Come riportato nella pagina web del Cremlino, durante l’in- contro pubblico del- lo scorso 27 settem- bre con Alpha Conde, presidente della Gui- nea Conakry e del- l’Unione Africana, Putin ha detto che “la Russia sostiene atti- vamente gli sforzi del- la comunità interna- zionale per promuo- vere lo sviluppo de- gli Stati africani.
Nell’ambito delle iniziative per aiutare i Paesi poveri molto inde- bitati, è stato deciso di cancellare oltre 20 mi- liardi di debiti ai Paesi africani”. Si tratta di una cifra rilevante, cui la Russia ha deciso di ri- nunciare a beneficio di quei Paesi africani, che con grandi sforzi e non poche difficoltà, stan- no lavorando per superare il sottosviluppo e l’indigenza di grandi masse popolari.
Già nel periodo 1998-2004, quando la Chie- sa iniziò la grande campagna del Giubileo sol- lecitando una moratoria sul debito dei Paesi poveri, la Russia cancellò ben 16,5 miliardi di dollari del debito africano.
Putin ha aggiunto che dal 2016 Mosca sostiene i programmi alimentari mondiali e che 5 milioni di dollari di questi aiuti sono destinati per l’Africa. Tra questi vi è anche un interes- sante progetto dell’agenzia Unido per lo svi- luppo dell’agricoltura e della pesca in Etiopia. In verità tutti i paesi Brics sono molto im- pegnati nello sviluppo economico e sociale e nella modernizzazione delle infrastrutture del- l’intero continente africano. I loro summit han- no sempre dedicato molte energie e iniziative mirate all’Africa, nella consapevolezza che non si può prescindere dalla soluzione degli attua- li squilibri. All’ultimo incontro di settembre a Xiamen,portanza di allargare l’alleanza Brics verso i mercati emergenti e i paesi in via di sviluppo, rafforzando specialmente la cooperazione con l’Africa. In questo contesto, è molto impor- tante la decisione di creare un Centro Regio- nale Africano all’interno della New Develop- ment Bank, la loro banca di sviluppo, e di lan- ciare un Piano di Azione per l’Innovazione e la Cooperazione soprattutto per l’Africa. I tanti pseudo esperti occidentali, purtroppo, sem- bra si stiano agitando per dimostrare che le decisioni della Russia e in generale dei Brics non sono altro che interessate operazioni perpenetrare nel continente nero. Potrebbe an- che esserci del vero. Ma i Paesi europei e l’Unione europea dovrebbero spiegare per- ché stanno perdendo il loro naturale ruolo di amicizia e di cooperazione cui erano chiamati. Forse perché non hanno mai corretto l’arro- ganza propria del neocolonialismo? O forse perché mantengono un approccio prevalen- temente improntato al massimo profitto e al liberismo più sfrenato? Noi pensiamo che l’ap- proccio sia sbagliato. Al riguardo si ricordi che, per esempio, a più di 50 anni dalla dichiarazione di indipen- denza dei Paesi francofoni dalla Francia, la lormoneta è ancora stampata a Parigi ed è totalmente controlla- ta dalla Banque de France! Del resto non è un caso che anche la Chiesa, con l’encicli- ca “Populorum Pro- gressio” di papa Pao- lo VI, abbia a suo tem- po indicato la giusta strada per la riduzio- ne del debito e per lo sviluppo dei popoli, denunciando, tra l’al- tro, “l’imperialismo in- ternazionale del dena- ro”. Si può costatare che la Chiesa è sem- pre stata molto atten- ta a queste problema- tiche economiche e sociali. I documenti del Pontificio Consi- glio della Giustizia e della Pace “Al servi- zio della Comunità umana: un approccio etico al debito inter- nazionale” (1986) e “Per una riforma del sistema finanziario e monetario internazionale nella prospettivadi un’Autorità pubblica a competenza univer- sale” (2011) sono chiari ed eloquenti. Anche l’Italia e le nostre imprese, purtrop- po, pur avendo un’attitudine più cooperativa, e godendo di una certa simpatia in molte parti dell’Africa, non riescono ad esprimere una po- litica economica e culturale innovativa e più orientata allo sviluppo vero. Questo è il “secolo africano” che riteniamo debba essere affrontato con impegno mag- giore e diverso nei 54 Paesi che fanno parte dell’Africa. *Lettieri è stato sottosegretario all’Eco- nomia; Raimondi è un economista
















Commenti