Pernigotti verso la chiusura, accordo fatto per la cig
- Redazione
- 6 feb 2019
- Tempo di lettura: 2 min
I sindacati contro lo «spezzatino». Nuovo incontro a marzo
di Amalia Angotti
TORINO. Chiude, dopo 160 anni, la Pernigotti, la storica azienda di gianduiotti di Novi Ligure, di proprietà del gruppo turco Toksoz. Da oggi scatta la cassa integrazione straordinaria per reindustrializzazione che interesserà per un anno i 92 dipendenti. L'accordo per la cessazio- ne dell'attività produttiva, raggiunto al ministero del Lavoro, prevede anche l'avvio di un piano di politiche attive per il lavoro con un primo incontro di verifica a marzo. Non mancano gli investitori interessati, tre sono in attesa di effettuare un sopralluogo presso lo stabilimento.
L'azienda, che ha già affidato "a partner attivi sul territorio nazionale la produzione di alcune linee di prodotto" conferma "la volontà di continuare a produrre, distribuire e commercializzare i propri prodotti dolciari attraverso accordi di terziarizzazione in Italia" e s'impegna "a comunicare tempestivamente eventuali accordi di reindustrializzazione, cercando di evitare il proliferare di inutili speculazioni, come avvenuto nei mesi scorsi, per non alimentare false aspettative, prive di concreti fondamenti". "E' una pagina triste per lo stabilimento Pernigotti. Chi vuole chiudere deve cedere il marchio e consentire la con- tinuità di un brand così importante per tutelare la qualità e l'occupazione", commenta Angelo Paolella della Flai Cgil nazionale, che parla di rischio spezzatino. "Non era quello che auspicavamo ma è un risultato positivo perché abbiamo ottenuto la modifica della finalità della cassa che consente la reindustrializzazione del sito e l'attivazione delle politiche attive che consente la rioccupazione dei lavoratori", osserva il segretario nazionale della Uila Uil, Pietro Pellegrini. "L'obiettivo - dice Paolo Capone, segretario generale dell'Ugl - è arrivare all'incontro al Mise il prossimo mese per la reindustrializzazione del famoso marchio simbolo di qualità e «made in italy». Sotto questo aspetto sono fiducioso per il futuro dei lavoratori e dell'azienda". Critico il sindaco Rocchino Muliere, presente all'incontro al ministero: "E’ poco rispettoso il fatto che siano stati nominati due advisor, uno dal Governo e uno dalla proprietà.
Quest'ultimo aveva l'obiettivo di vendere il settore 'preparati per gelato' con marchio Pernigotti. Una situazione da noi sempre contrastata, che getta un cono d'ombra sulle prospettive dell'azienda". "Il Governo si faccia carico al più presto di dare risposte ai lavoratori della Pernigotti, che vedono l'azienda chiudere la produzione, dopo aver visto solo pochi mesi fa il ministro Luigi Di Maio cimentarsi in promesse e rassicurazioni", afferma la vicepresidente del Senato Anna Rossomando (Pd).
















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