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Petrolio/Fumata nera Opec: per i tagli aspetta Mosca. Scettica l’Arabia Saudita



Salta l’accordo subordinato oggi ai colloqui con una Russia che frena. Sullo sfondo le pressioni Usa

ROMA. L'Opec prende un'altra spallata dal meeting di Vienna dopo il colpo subito con l'addio del Qatar: salta l'accordo sul taglio alla produzione, subordinato ai colloqui di domani con una Russia che frena e con i sauditi scettici. Sullo sfondo, le pressioni degli Usa con Donald Trump che mercoledì su twitter auspicava un nulla di fatto. Si conclude così la due giorni di un "meting difficile" - per dirla con il ministro iraniano Bijan Namdar Zanganeh - durato quattro ore e mezza. I mercati prendono nota, con il greggio Wti che a New York cede il 3,33% a 51,12 dollari dopo un tonfo del 5% a un passo dai 50 dollari. Il Brent londinese segna -3,44% sotto i 60 dollari. Tecnicamente, il disaccordo verte su come ripartire i tagli alla produzione. Proprio l'Iran, che colpito dalle sanzioni Usa non vuole essere tagliato fuori dal mercato e dunque rifiuta tagli alla sua produzione (si discute di un'esenzione anche per Libia e Venezuela), sarebbe stato ufficialmente uno dei nodi che hanno impedito l'intesa oggi sull'obiettivo di una riduzione delle quote di un milione di barili al giorno. Ma la 'fumata nera' riflette il gioco 'duro' che stanno giocando Russia e Arabia Saudita. Riad vuole rintuzzare le pretese di Teheran: "Se non sono tutti d'accordo a contribuire in misura eguale, aspetteremo finché non lo saranno", ha detto Al- Falih. Ma soprattutto è stretta fra la necessità di tenere insieme il Cartello dei produttori su una linea comune per sostenere i prezzi del greggio. E dall'altra dal desiderio di non scontentare gli Stati Uniti in un momento di grande difficoltà politica, con il principe ereditario Bin Salman che, accusato dai molti media internazionali di essere il mandante dell'assassinio del giornalista Jamal Khasshoggi, ha bisogno più che mai ddel presidente Trump. Mosca - ha detto il ministro dell'Energia Alexander Novak volato ieri a San Pietroburgo per confrontarsi direttamente con il presidente Vladimir Putin - parla di difficoltà a ridurre rapidamente la sua produzione durante i freddi mesi invernali. Sono in molti gli analisti che pensano che Mosca - che a differenza dei produttori mediorientali ha un surplus di bilancio e vede il calo dei prezzi petroliferi mitigato dal rublo debole - intenda far pesare la sua decisione. A tirare le somme è stato il ministro saudita dell'Energia Khalid Al-Falih, dicendosi "non fiducioso" su un accordo oggi, dopo che l'Opec avrà allargato i negoziati all'Opec che include la Russia. Può essere, quella dell'Opec, una 'non scelta' volta a non regalare niente a Mosca. Di certo, il solo fatto che prima di decidere per sé, i grandi produttori mondiali guidati dai sauditi vogliano aspettare la Russia, la dice lunga sulla perdita di influenza del cartello petrolifero che, da gennaio dirà addio il Qatar mentre il mondo s'interroga se, o quando, vi saranno nuove defezioni. A Washington e Mosca c'è chi sorride per la potenziale implosione di un'organizzazione multilaterale. Di sicuro, stanno festeggiando i mercati: "Nei prossimi mesi ci sarà sicuramente una volatilità enorme dei prezzi del petrolio a causa del cambiamento dei fondamentali e per gli sviluppi geopolitici", ha previsto ieri a Roma il direttore esecutivo dell'Agenzia internazionale dell'energia, Fatih Birol.


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