Piano per auto blu elettriche, più smartworking nella Pa
- Redazione
- 28 set 2019
- Tempo di lettura: 2 min
Dadone definisce le strategie. “Sogno uffici a zero emissione”
di Marianna Berti

ROMA. La ministra pentastellata della Pubblica amministrazione (P.a), Fabiana Dadone, sogna uffici pubblici "zero emission". Nel giorno dello sciopero per il clima, con ragazzi scesi in piazza in centinaia di città italiane, trapela qualche dettaglio del piano green a misura di Stato. E nel menù delle idee da portare avanti ci sarebbe anche la svolta elettrica per le auto blu. Si partirebbe dal governo, che farebbe da apripista per diffondere poi la buona pratica a tutto l'universo dela P.a.. Tra le ricette per inquinare meno non manca, poi, lo smartworking. Da sostenere, secondo la ministra, anche in ottica ambientalista. Lavorando da casa, è il ragionamento di base, si realizzerebbe una "diminuzione di spostamenti, con un decongestionamento del traffico". Tentativi su questi fronti già ne sono stati fatti. Era, ad esempio, l'estate del 2017 quando in commissioneAffari Costituzionali alla Camera si provò a proporre una stretta ecologica, vincolando gli acquisti di auto fatte dalla P.a. Nel testo - presentato nella scorsa legislatura dal deputato Gian Luigi Gigli (Ds-Cd) - si prevedeva che dal 2020 nelle forniture si rispettasse una pro-porzione precisa: sette veicoli su dieci sarebbero dovuti essere 'C02 free'. Un traguardo ambizioso, visto che l'ultimo monitoraggio conta oltre 33 mila macchine nei garage pubblici. Gli scogli, allora come ora, sono rappresentati dai costi e dagli approvvigionamenti energetici. Un parco auto rigenerato per poter camminare deve essere sorretto, infatti, da un'adeguata quantità di colonnine per la ricarica. Vanno quindi valutati i contorni dell'operazione, stabilendo una serie di tappe, che rendano la rivoluzione graduale, e sempre tenendo d'occhio i conti. Detto ciò la ministra Dadone sarebbe intenzionata ad avviare presto sul tema un'interlocuzione con il ministero dei Trasporti, responsabile delle dotazioni auto di tutti i ministeri. Il tutto per arrivare a una disciplina che in prima battuta investirebbe la Pubblica Amministrazione centrale. Sullo smog, però, impattano anche stili di lavoro non più al passo con i tempi. Il ricorso alla tecnologia oggi svincola anche il dipendente pubblico dalla necessità di dover ogni giorno recarsi in uffi-
cio, alimentando così le emissioni. Il lavoro agile, il telelavoro, e ogni altra formula che per- metta al singolo di collegarsi da remoto, può funzionare anche nel pubblico, secondo Dado- ne. Tanto che circa un ente su due sarebbe favorevole all'opzione smart. Anche qui una sperimentazione era stata lanciata quando al ministero c'era la dem Marianna Madia. E infatti progetti pilota sono stati avviati in diverse realtà: tra cui, fa sapere l'attuale titolare della P.a, la presidenza del Consiglio, il Ministero dell'Economia, l'Inps, l'Inail e il ministero della Cultura. La sfida sta nell'incoraggiare il nuovo approccio senza che "la flessibilità organizzativa" si trasformi "in invasività". Insomma per Dadone c'è da salvaguardare il di- ritto alla disconnessione.
















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