Piccole riforme crescono
- Redazione
- 30 ott 2021
- Tempo di lettura: 3 min
MANOVRA/REDDITO E SUPERBONUS NEL MIRINO DEI RAMI DEL PARLAMENTO

di Chiara De Felice
ROMA. Il giorno dopo il varo della maximanovra espansiva, plaudita da tutto il governo che per la crescita ha stanziato 30 miliardi di euro l’anno per i prossimi tre anni, di cui 12 per tagliare le tasse, il Parlamento si prepara ad accoglierla pensando già a dove intervenire per sanare quei nervi rimasti scoperti come i limiti al Superbonus e al Reddito di cittadinanza. Per le modifiche ci saranno almeno 500 milioni di euro a disposizione, a partire dalla prossima settimana, quando il provvedimento arriverà al Senato da dove comincia l’esame quest’anno. Intanto categorie e sindacati fanno i conti: la Uil sostiene che la riforma degli ammortizzatori sociali costerà 221 euro all’anno ad aziende e lavoratori, capitolo che preoccupa anche tutte le associazioni di commercianti, unite nel chiedere correttivi. E mentre i ministeri del Lavoro e del Tesoro lavorano per migliorare l’Opzione donna per le pensioni, nell’aria resta ancora lo scontento dei sindacati: un incontro tra Cgil, Cisl e Uil potrebbe decidere la nuova linea da tenere, lasciando sola la Fiom che aveva proclamato lo sciopero già prima della manovra. I partiti escono perlopiù soddisfatti dalla presentazione del disegno di legge di bilancio 2022, che non punta solo a sostenere l’economia nel breve termine ma guarda almeno al medio periodo, per traghettarla fuori dalle misure d’emergenza prese durante la pandemia e riportare una crescita più stabile e duratura. Il Movimento 5 Stelle si intesta “i tre quarti della manovra”, come spiega il ministro delle Politiche agricole e capodelegazione M5S Stefano Patuanelli, parlando di riforme grilline diventate ormai “strutturali”, dal Reddito di cittadinanza a Transizione 4.0. E ovviamente il Superbonus 110% su cui, avverte, il Parlamento può “ancora incidere”. Quello che non va giù del bonus più amato dell’edilizia è quel limite per le villette unifamiliari. Se fino al 30 giugno 2022 non cambia nulla, dopo quella data lo stesso sconto resta fino alla fine dell’anno solo se il proprietario ha un’Isee inferiore a 25mila euro, oppure se ha già fatto entro lo scorso 30 settembre una Cila (la comunicazione di inizio lavori asseverata) o le pratiche per demolizione con ricostruzione. Una tegola sulla testa per tutti quelli che hanno aperto la Cila in questi ultimi mesi del 2021, contando proprio sul supersconto, e che invece ora dovranno pagarsi le ristrutturazioni di tasca loro. Anche la Lega chiede di intervenire su questo aspetto: “Occorre garantire la misura alle abitazioni principali unifamiliari almeno fino al 2022 a prescindere dall’Isee, altrimenti si corre il rischio di escludere i piccoli centri abitati in favore dei grandi centri urbani, e soprattutto di stoppare gli effetti positivi di questa misura”, dicono i senatori della Lega Paolo Arrigoni, e Massimiliano Romeo, capogruppo a Palazzo Madama. E annunciano emendamenti per chiedere la proroga di sismabonus rafforzato e superbonus 110% per i terremotati. Anche sul Reddito di cittadinanza ci sono ancora degli aspetti da chiarire, molto probabilmente prima dell’invio della manovra in Parlamento. La tensione emersa durante il Consiglio dei ministri tra M5S e centro-destra aveva già reso evidente la battaglia in corso sulla misura che, nonostante le critiche, verrà rifinanziata ma con diverse modifiche, soprattutto per incentivare l’occupazione. Il testo della manovra prevede adesso un decalage dell’assegno (5 euro al mese) dopo sei mesi, e la perdita del beneficio dopo due rifiuti di offerte di lavoro. Ma i 5 Stelle propongono di far partire la decurtazione dell’assegno dopo il rifiuto della prima offerta di lavoro e su questo si sarebbe raggiunta l’intesa, che ora va tradotta nella riscrittura della norma. Intanto, sul fronte pensioni, mentre la Uil attacca di nuovo Quota 102 definendola “una presa in giro” perché consente l’uscita solo di 15mila persone, il ministero del Lavoro e il ministero dell’Economia sono al lavoro per rivedere in senso più favorevole i criteri anagrafici per l’accesso a Opzione donna. Inoltre, con la manovra arriva una semplificazione per la cassa integrazione e in molti casi un aumento dell’assegno, visto che la legge di bilancio ha abolito il primo tetto per la cassa integrazione lasciando in vigore solo quello più alto.
















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