Pirelli torna in Borsa, a Piazza Affari il 4 ottobre
- 28 giu 2017
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MILANO. Pirelli accelera il suo ritorno in Borsa, la 'campanella' dovrebbe suonare il 4 ottobre. La Piazza sarà Milano, l'offerta dovrebbe riguardare il 30 per cento del capitale e al termine dell'operazione ChemChina, oggi azionista con il 65% scenderà sotto il 50 per cento. I banker, un pool composto da Banca Imi, Jp Morgan e Morgan Stanley, sono al lavoro e puntano a definire i dettagli dell'operazione entro l'estate per iniziare a settembre il roadshow. Pirelli, ormai si è trasformata in una «pure consumer tyre company» ed è concentrata sull'alto e altissimo di gamma a maggiore redditività, per questo sarà valutata con gli stessi multipli del comparto del lusso (12 volte l'Ebitda e 20 volte gli utili), come è stato per Ferrari. Per definire la forchetta di prezzo, se la tabella di marcia sarà rispettata si arriverà comunque a fine settembre. Il cda ad aprile aveva deciso di accelerare i tempi dopo i risultati 2016 (tornata in utile per 147,6 milioni, con ricavi in crescita del 7% a 6.058,4 milioni di euro), un trend positivo proseguito nel primo trimestre chiuso con un utile netto pari a 49,5 milioni di euro rispetto a una perdita di 30,4 milioni di euro nel primo trimestre 2016 e un ebitda pari a 270,3 milioni di euro. Milano sarà la Piazza di quotazione "per tornare dove Pirelli e' nata, dove ha sede la società, dove c'è la testa, il cuore e la ricerca dell'azienda" aveva detto l'ad Marco Tronchetti Provera (e così prevede lo Statuto, insieme a un management italiano) confermando di guardare anche ad altre opzioni. Una seconda quotazione, osservano gli analisti, avrebbe però solo un ritorno di immagine perchè la liquidità normalmente tende a concentrarsi sulla piazza principale,nel caso potrebbe essere Hong Kong per 'strizzare l'occhio' ai soci cinesi. "L'entita' (del flottante, ndr) sarà in linea con quella delle best practice internazionali" aveva chiarito Tronchetti e in effetti dovrebbe essere collocato il 30% del capitale. Oggi Pirelli è controllata al 100% da Marco Polo che a sua volta è detenuta al 65% da Cnrc (che dovrebbe vedere la sua quota ridursi intorno al 45%), al 22,4% da Camfin e al 12,6% dai soci rus- si di Lti (e anche le loro quote si ridefiniranno).
















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