Poker di Guadagnino agli Oscar
- Redazione

- 24 gen 2018
- Tempo di lettura: 3 min

13 CANDIDATURE A DEL TORO. AL TOP DUNKIRK, TRE MANIFESTI, L’ORA PIÙ BUIA
LOS ANGELES. Sarà Luca Guadagnino il portacolori dell’Italia agli Oscar. Con 4 nomination per il suo Chiamami col tuo nome, tra cui quella per migliore film, il regista italiano è entrato nella storia. Era dal 1999 infatti che un film italiano - allora era La Vita è Bella di Benigni - non era in gara nella categoria più prestigiosa. E l’Italia spera anche con Alessandra Querzola, candidata per gli arredi di Blade Runner 2049. Sarà una corsa all’Oscar serrata ed avvincente quella che vedrà il suo coronamento sul palco del Dolby Theatre il prossimo 4 marzo. Nonostante lo strapotere della Forma dell’acqua, il film di Guillermo del Toro già vincitore del Leone d’oro a Venezia che con tredici nomination, ieri mattina a Los Angeles, ha di fatto sbancato all’Academy, la gara non è ancora decisa. Anzi, visto il peso di certe nomination, tutto rimane ancora in discussione: Tre manifesti a Ebbing, Missouri, storia caustica, toccante e attuale, ambientata in un’America dove tra i buoni e i cattivi non sempre si riconosce il limite, con le sue sette nomination; Dunkirk, il criptico e ansiogeno capolavoro di Christopher Nolan con le sue otto; Il filo nascosto, ennesimo capolavoro di Paul Thomas Anderson, con le sue sei; Scappa: Get Out, l’innovativa e provocatoria satira a sfondo razziale in una commedia horror del nuovo guru Jordan Peele, con le sue quattro; Lady Bird, dolce amara commedia al femminile con le sue cinque nomination e il film di Luca Guadagnino, Chiamami col tuo nome, con quattro importanti candidature tra cui migliore film, sono sicuramente in grado di rovesciare il verdetto dato dal puro conteggio numerico. Quelle che contano, infatti, sono solo sei categorie, tra cui ovviamente miglior film che vede in corsa tutti i concorrenti principali, ma solo La forma dell’acqua, Lady Bird, Scappa: Get out, che quindi si propongono come teste di serie, hanno fatto l’en plein e hanno raccolto nomination per gli attori o le attrici, quelle per la sceneggiatura, originale o adattata, e per la regia, nomination che manca invece al film di Guadagnino e a Tre manifesti. Una buona notizia per Chiamami col tuo nome è la nomination ottenuta per la sceneggiatura (da James Ivory),he invece manca sia a Dunkirk che al Filo nascosto. Un particolare non da poco, visto che molto raramente una pellicola ha vinto l’Oscar come miglior film senza essere stata inclusa nei premi delle sceneggiature. Questo particolare, unito al fatto che Dunkirk non ha raccolto nomination per gli attori, dove invece hanno fatto incetta La forma dell’acqua e Tre Manifesti a Ebbing, Missouri, rende più imprevedibile il verdetto finale. Oscar poi politicamente perfetti, più che politicamente corretti: nomination a una regista donna, Greta Gerwig, per Lady Bird, in compagnia di Nolan, Del Toro, Anderson e Peele, e a diversi attori afroamericani: Octavia Spencer, Mary J Blige nella categoria migliori attrici non protagoniste, Denzel Washington e Daniel Kaluuya in quella dei migliori attori protagonisti, che se la vedranno con leggende come l’immancabile donna dei record Meryl Streep, giunta alla 21/a nomination, Frances McDormand, Saoirse Ronan, Margot Robbie e Sally Hawkins, Allison Janney, Lesley Manville, Laurie Metcalf tra le attrici e con Christopher Plummer, subentrato all’ormai caduto in disgrazia Kevin Spacey in Tutti i soldi del mondo, Sam Rockwell, Woody Harrelson, Richard Jenkins e Willem Dafoe, tutti nonrotagonisti, e con pesi massimi del calibro di Daniel Day Lewis e Gary Oldman fra i protagonisti, insieme al giovane e già bravo Timothée Chalamet, protagonista del film di Guadagnino. Tripudio di nomination di qualità dove spicca però l’assenza di James Franco, dalla categoria migliore protagonista per la sua performance in The disaster artist. Per lui, uno degli ultimi attori coinvolti nello scandalo molestie, la corte dell’Academy non ha avuto pietà. Rimane invece il nodo Casey Affleck, coinvolto in passato in alcune vicende di molestie per cui ha trovato un accordo economico con le proprie vittime che, in quanto vincitore lo scorso anno del premio come migliore attore per Manchester by the Sea, dovrebbe consegnare la statuetta alla migliore attrice dell’anno successivo e quindi essere sul palco degli Oscar, un palco che si annuncia come un megafono per i neonati movimenti #Metoo e Time’s Up e che sicuramente non lo vedrebbe di buon occhio. Un anno che verrà ricordato per film di alto livello, performance indimenticabili da parte di attori straordinari e uno scandalo che sta cambiando la forma di Hollywood, che così come quella dell’acqua di Del Toro è mutevole più che mai.
















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