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Pop. Vicenza e Veneto Banca verso la fusione

  • 29 ott 2016
  • Tempo di lettura: 2 min


MILANO. La Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca rompono gli indugi e aprono il cantiere che potrebbe portarle, nel 2017, a fondersi. Lo deciderà il piano industriale che verrà messo a punto entro la fine dell'anno dal management dei due gruppi. Un piano sollecitato dal fondo Atlante che, con 2,5 miliardi di euro, nel 2016 ha salvato gli istituti veneti dal fallimento. La strada che potrebbe portare alle nozze è stata tracciata nel corso di un incontro di un paio d'ore, ospitato dallo studio legale Orrick a Milano, a cui hanno partecipato i vertici delle due banche (Gianni Mion, Salvatore Bragantini e Francesco Iorio per Vicenza e Beniamino Anselmi e Cristiano Carrus per Montebelluna), l'advisor unico Boston Consulting Group e un rappresentante di Quaestio Sgr, gestore del fondo Atlante.La spinta decisiva è arrivata proprio da Atlante: in una lettera inviata in mattinata ai cda delle due banche, il presidente di Quaestio, Alessandro Penati, ha chiesto che, nell'ambito del piano da presentare alla Bce entro fine anno, i due istituti "valutino un possibile scenario di fusione e identifichino chiaramente le sinergie rispetto a una situazione stand-alone". "Contiamo che il piano possa prefigurare una definitiva cesura con il passato e un altrettanto definitivo rinnovamento e rilancio delle due istituzioni".Contro le nozze sono scesi in campo i sindacati, che temono una valanga di esuberi (Vicenza ne ha già dichiarati fino a 1.500 mentre da Montebelluna ne sono attesi altri 1.000), con il rischio che si debba ricorrere ai licenziamenti. "La fusione creerebbe grandissime difficoltà tra i dipendenti, a causa della sovrapposizione delle filiali e dell'eventuale sommatoria delle due direzioni generali, ma anche una perdita economica verso la clientela, in quanto i finanziamenti alle imprese potrebbero diminuire rispetto alle attuali somme affidate", recita una nota. A spingere per la fusione è invece la Bce, preoccupata per le condizioni in cui versano le banche venete e che potrebbe imporre, nell'ambito dello srep (processo di revisione e valutazione prudenziale), un nuovo aumento a carico di Atlante. A causa delle perdite del semestre (795 milioni per Vicenza e 259 per Montebelluna), infatti, i requisiti patrimoniali si sono molto assottigliati mentre sui bilanci pesano lo stock di crediti deteriorati, i rischi legali, la disaffezione dei clienti e gli alti costi che frenano la redditività della gestione ordinaria. Alla fusione lavoreranno lorio e Carrus, assistiti da uno "steering committee" a cui partecipano consiglieri e consulenti. Su richiesta di Atlante il management riporterà sull'andamento dei lavoratori ai due cda "con frequenza settimanale". I piani, chiede Atlante, dovranno anche contenere "le iniziative straordinarie" necessarie al rilancio della banca e il loro "impatto" sui coefficienti patrimoniali nonché "i dettagli delle leve industriali e delle misure finanziarie" necessarie ad "assicurare la sostenibilità della continuità aziendale e il definitivo ritorno alla redditività". Tra le priorità, di cui si è discusso anche ieri, quella di definire il contenzioso con i soci che hanno perso l'investimento in azioni, in modo da alleggerire le banche dai rischi legali.


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