Powell apre al taglio dei tassi
- Redazione
- 11 lug 2019
- Tempo di lettura: 2 min
MA AVVERTE TRUMP: “NON MI DIMETTO”. A WALL STREET RECORD DELL’S&P500
di Ugo Caltagirone

WASHINGTON. Dalla Brexit alla guerra dei dazi, sull’economia americana tirano “correnti contrarie”: per questo la Federal Reserve ne terra’ conto e “agirà in maniera appropriata”. Jerome Powell davanti al Congresso americano sembra aprire decisamente ad un taglio dei tassi di interesse della banca centrale statunitense, senza però indicare quando. Molto probabilmente già nella riunione di fine luglio - è convinta la stragrande maggioranza degli analisti di Wall Street - ma Powell non si sbilancia. Ma tanto basta a far volare la Borsa di New York, con l’indice S&P500, quello delle società a maggior capitalizzazione, che viaggia a ritmo di record toccando e superando per la prima volta nella sua storia i tremila punti.
Powell manda invece un segnale chiarissimo alla Casa Bianca: se si deciderà di imprimere un nuovo stimolo alla ripresa non sarà certo per le pressioni del presidente americano. Anzi, Donald Trump è avvertito: “Anche se mi dovesse chiedere di dimettermi non lo farei”, afferma il numero uno della Fed. “Sono fermamente determinato a restare per l’intero mandato di quattro anni”, assicura Powell rispondendo alle inevitabili domande dei deputati della commissione finanze della Camera. Domande alla luce dei continui attacchi del tycoon, che da tempo accusa la Fed di frenare la crescita dell’economia Usa e che ha più volte affermato di avere tutto il diritto, se lo volesse, di licenziare il presidente della banca centrale. Powell appare tutt’altro che intimorito e mette in chiaro che l’indipendenza della banca centrale è fuori discussione. Nessuna pressione politica può determinare le scelte di politica monetaria, dettate solamente dai dati sull’andamento dell’economia. Così sarà anche per la riunione di fine mese: gli ultimi positivi numeri sull’occupazione di giugno non hanno cambiato le prospettive della Fed, spiega il banchiere centrale, per il quale ciò che verrà deciso a fine luglio dipenderà dagli “importanti numeri” attesi nei prossimi giorni, dal pil all’occupazione. Il quadro generale descritto da Powell è quello in gran parte già conosciuto e condiviso da tutte le organizzazioni finanziarie internazionali. Ci sono venti contrari che da tempo soffiano sull’economia globale. E anche se i fondamentali di quella americana restano solidi e le sue prestazioni positive - sottolinea Powell - dalla Brexit alla debolezza di molte economie straniere, dalle tensioni commerciali a quelle geopolitiche, ci sono molte incertezze che preoccupano e aumentano i rischi al ribasso. Senza contare alcuni fattori interni agli Usa come “il notevole rallentamento degli investimenti delle aziende”, tra le quali è in calo l’indice e di fiducia, e “l’irrisolto nodo del tetto del debito”. Ecco perché - spiega ancora il presidente della Fed - all’interno della banca centrale statunitense “si è rafforzata la posizione per una politica monetaria più accomodante”. Altro che pressioni della Casa Bianca. Powell è anche tornato a sollevare “serie preoccupazioni” sulla criptovaluta di Facebook, Lybra, sottolinean- do come molti siano i rischi collegati anche al riciclaggio di denaro.
















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