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Pressing per l’impeachment



SCONTRO TRUMP-CONGRESSO/FRONDA CONTRO LA CAUTELA DELLA SPEAKER PELOSI

WASHINGTON. La parola ‘impeachment’ torna ad essere sulla bocca di tutti in queste ore nelle aule e nei corridoi del Congresso americano, dove su vari fronti si sta combattendo una battaglia senza precedenti con la Casa Bianca. Tra i democratici monta il pressing perché ci sia la svolta contro il presidente Donald Trump, accusato di non voler collaborare con le in- dagini aperte in diverse commissioni della Camera, dove i dem hanno la maggioranza.

Mentre tra i repubblicani si alzano le difese, anche se esce allo scoperto il primo membro conservatore del Congresso che chiede l’incriminazione del presidente, il deputato ribelle Justin Amash, subito messo a tacere dai vertici del partito.


Il timore è però che Amash possa aver aperto la strada a un numero crescente di repub- blicani insofferenti verso il braccio di ferro intrapreso dal tycoon con Capitol Hill an- che a costo di una crisi istituzionale senza precedenti. I democratici sono frustrati dal fatto che Trump ostacoli in tutti i modi lo svolgimento delle indagini parlamentari avviate, da quella sulle conclusioni del rapporto Mueller sul Russiagate a quelle sulla mancata pubblicazione delle dichiarazioni fiscali e contabili del tycoon e delle sue aziende.


Ma una serie di riunioni delle ultime ore, rigorosamente a porte chiuse, ha messo in evidenza quanto il partito sia spaccato e diviso sul da farsi, e come si rafforzi la fronda di chi chiede un atteggiamento più aggressivo e critica l’approccio considerato troppo prudente della speaker Nancy Pelosi. Per la quale insistere sull’impeachment può trasformarsi in un boomerang per i democratici, soprattutto in vista delle elezioni presidenziali del 2020.

L’ala liberal del partito non è della stessa opinione:

“E’ arrivato il momento dell’impeachment”, ammonisce la deputata astro nascente della sinistra americana Alexandra Ocasio- Cortez.

E ad infuriarsi nelle ultime ore è anche il più istituzionale presidente della commis- sione giustizia Jerry Nadler, dopo che l’ex consigliere di Trump, Don McGhan, si è rifiutato di presentarsi a testimoniare, attenendosi alle indicazioni della Casa Bianca. Nadler ha accusato il presidente di intimidazione dei testimoni convocati e ha sottolineato come in base al rapporto Mueller Trump, se non fosse presidente, sarebbe già stato incriminato per ostru-

zione della giustizia. Intanto un giudice di- strettuale federale ha ordinato all’ex consulente contabile del tycoon di consegnare alla commissione vigilanza della Camera i documenti e le carte richiesti, respingendo la pretesa della Casa Bianca di bloccare il tutto perché “incostituzionale”.

Ma il giudice di Washington Amit Metha, nominato a suo tempo da Barack Obama, ha confermato la piena autorità della Camera di indagare sul presidente, rifiutandosi di fermare la richiesta avanzata dal Congresso alla società contabile Mazars, che si è occupata in passato dei conti del tycoon e delle sue aziende, a partire dalla Trump Organization. Già presentato il ricorso dai legali del presidente.

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