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Primo test per la flat tax

OLTRE 40 SIGLE SINDACALI E CONFINDUSTRIA INCONTRANO SALVINI AL VIMINALE



ROMA. Dal lavoro alla riforma fiscale, dalla politica industriale al Sud. I sindacati sono pronti a mettere sul piatto di Matteo Salvini quelle che giudicano le assolute priorità del Paese, con la richiesta di fare presto, di agire subito, senza indugiare ancora. In un clima decisamente meno teso di quello degli ultimi giorni, a inizio luglio il ministro degli Interni aveva convocato le parti sociali per una “giornata di ascolto, confronto e proposta”, sollevando peraltro non poche perplessità all’interno dello stesso governo sull’opportunità di un incontro al Viminale.

Ora, nonostante la bufera che ha investito la Lega per il caso Russia, Salvini si troverà davanti tutti i suoi invitati: oltre 40 sigle, da Cgil, Cisl e Uil a Confindustria, da Confartigianato all’Abi, fino a Confedilizia, Legacoop, Confcooperative e l’Ania. Il giro di tavolo sarà l’occasione per fare un primo test sulla manovra d’autunno e sul complicato rebus che dovrà portare alla sterilizzazione delle clausole Iva per 23 miliardi da una parte e all’adozione di una nuova forma, più o meno incisiva, di flat tax, dall’altra. Dopo gli autonomi a cui il governo si è dedicato lo scorso anno, toccherebbe ora, nelle intenzioni dell’esecutivo, ai contribuenti Irpef, ma la platea dei beneficiari e l’impatto della riduzione fiscale è ancora tutta da definire. Non solo per le diverse ipotesi allo studio di Lega e M5S, ma inevitabilmente anche per la scarsità di risorse a disposizione. Gli 80 euro di Renzi saranno con ogni probabilità una fonte da cui attingere 10-11 miliardi (quanto meno anche solo trasformando il bonus da voce di spesa a riduzione fiscale). Ma, se come circolato in questi giorni, si volessero ridurre le aliquote da 5 a 3, cercando di favorire la classe media, di miliardi se ne dovrebbero aggiungere almeno altri 3. Decisamente meno costoso sarebbe invece decidere di premiare con una tassa piatta al 15% i redditi incrementali, come prospettato qualche giorno fa dal sottosegretario leghista all’Economia Massimo Bitonci. Le coperture da trovare sarebbero in questo caso molto più limitate, ma altrettanto limitato sarebbe l’impatto della misura se non accompagnata dalla prima ipotesi elaborata dalla Lega, quella di una tassazione al 15% sui redditi familiari fino a 50.000 euro. Per le parti sociali, oltre al fisco, è però il lavoro uno dei capitoli da cui non si può prescindere per lo sviluppo del Paese. “Il sindacato chiederà l’apertura di un confronto vero. Senza risposte sulla nostra

piattaforma e sulle nostre priorità andremo avanti nella nostra mobilitazione”, annuncia la segretaria generale della Cisl Annamaria Furlan. Le crisi industriali pesano e la politica deve reagire in modo complessivo, con una strategia di lungo periodo. La ex Ilva, di cui oggi si discuterà al Mise con Arcelor Mittal, è ancora un problema enorme per il Sud e non solo. Così come resta aperta la questione salario minimo, sponsorizzata in questo caso da Luigi Di Maio, ma bocciata apertamente dalle imprese come formula ‘dirigista’ e non condivisa nemmeno dai sindacati, contrari a forme alternative alla contrattazione collettiva.

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