Puigdemont deve tornare
- 29 gen 2018
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LA CORTE COSTITUZIONALE SPAGNOLA BOCCIA LA NOMINA A DISTANZA DELLE ADER IN ESILIO.INVESTITURA SOLO SEPRESENTE
MADRID. Carles Puigdemont non potrà ricevere l'investitura a distanza. Lo ha deciso la corte costituzionale spagnola, obbligando il President a tornare con l'autorizzazione del giudice se vorrà essere rieletto alla guida della Catalogna. Ma per farlo, scongiurando il rischio dell'arresto, lui chiede un salvacondotto. Salvo nuovi colpi di scena si aprono così le ultime 48 ore nella corsa del President in esilio verso un ritorno al vertice della Generalitat, dopo la destituzione imposta a fine ottobre dal governo di Madrid. Il nuovo Parlament di Barcellona, a maggioranza assoluta indipendentista, si riunisce martedì per eleggere il nuovo presidente catalano. Puigdemont, in Belgio inseguito da mandato di cattura spagnolo, è il solo candidato. Ma la decisione 'politica' del Tribunal Constitucional (Tc), la corte costituzionale spagnola, sul ricorso del governo di Madrid vieta che possa essere eletto 'a distanza'. Anzi limita una sua possibile rielezione all'ipotesi che il gip spagnolo Pablo Llarena, che guida 'l'inchiesta catalana' gli conceda un salvacondotto per sottoporsi al voto del Parlament. La mossa dei giudici costituzionali ha scatenato nuove critiche da parte del campo secessionista verso "l'indipendenza a geometria variabile" della giustizia spagnola. Il Consiglio di Stato prima, gli esperti giuridici della stessa consulta poi, avevano raccomandato di respingere il ricorso del governo perché contrario alla giurisprudenza della stessa Corte. Ma i giudici, nominati su indicazione dei grandi partiti 'unionisti', Pp e Psoe, lo hanno comunque accolto in parte, imponendo una condizione che probabilmente impedirà come vuole il governo di Madrid la rielezione di Puigdemont. Dal suo esilio belga il President indipendentista, per voce della sua coalizione Junts per Catalunya (JxCat) ha subito annunciato che oggi chiederà il salvacondotto. Ma sembra assai improbabile che possa ottenerlo: il gip mantiene infatti in carcere da tre mesi il numero 2 di Puigdemont, Oriol Junqueras. I due leader catalani, con tutto l'ex Govern sono accusati di "ribellione" per avere portato avanti, seppure pacificamente, il progetto politico dell'indipendenza. Tutti rischiano trenta anni. Lo 'scenario del salvacondotto' è per ora uno dei tre ritenuti possi- bili in vista della plenaria di martedì. In questa ipotesi il 'President' uscente potrebbe presentare il suo programma di governo all'aula, sarebbe eletto, formerebbe immediatamente il nuovo Govern. Una con- dizione questa perché cessi il commissariamento della Catalogna da parte di Madrid, scattato dopo la proclamazione della 'repubblica' il 28 ottobre. Se Llarena rifiuterà il sal- vacondotto, una seconda ipotesi è che il campo indipendentista vada allo scontro aperto, non presenti un altro candidato, e la Catalogna torni alle urne in maggio. Ma intanto la regione ribelle rimarrebbe governata da Madrid. In un terzo scenario, all'ultimo minuto Puigdemont farebbe un passo di lato, cedendo il posto a un altro candidato, forse la leader emergente di JxCat l'economista Elsa Artady o l'ex portavoce Jordi Turull. Questa soluzione, di legislatura, o temporanea, permetterebbe agli indipendentisti di riprendere subito in mano la Generalità. Una ipotesi non esclusa ieri dal capogruppo di Erc al Congresso Joan Tardà. "Vogliamo che Puigdemont sia presidente. Ma è imprescindibile avere un Govern", ha detto a La Vanguardia: "Sacriferemmo Puigdemont se si rendesse necessario farlo".
















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