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Putin: “Non vogliamo nemici”

  • 2 dic 2016
  • Tempo di lettura: 3 min

RUSSIA/NEL DISCORSO ALLA NAZIONE IL PRESIDENTE SI DICE PRONTO A LAVORARE CON GLI USA


MOSCA. "La Russia non cerca lo scontro con nessuno, non vogliamo nemici, anzi abbiamo bisogno di amici". E' un Vladimir Putin leggermente raffreddato e nettamente più 'pacato' quello che detta la linea al Parlamento e all'elite del Paese, raccolti come ogni anno nella grande sala di San Giorgio, la più lussuosa del Cremlino, per il discorso sullo stato della Nazione in salsa russa. "Siamo pronti - ribadisce - a sviluppare rapporti con la nuova amministrazione americana". Il tentativo di disgelo con Washington, da quando è stato eletto Donald Trump, procede e si vede anche nei toni. Il presidente russo ha infatti usato il suo discorso annuale per concentrarsi più sull'economia - "ormai s'in- travedono i segnali di ripresa: nel 2016 il Pil si contrarrà dello 0,3% e il target dell'inflazione al 4% potrà essere raggiunto il prossimo anno" - e i temi di natura interna come salute, ecologia e istruzione piuttosto che stilare gli ennesimi 'diktat' a Usa e Occidente in generale. A questo ci pensa il nuo- vo documento con le linee guida di politica estera approvato proprio ieri da Putin - l'ultima volta era stato aggiornato nel 2013. La Russia dice chiaro e tondo che "rifiuta" l'ingerenza degli Stati Uniti e dei suoi alleati negli affari degli altri paesi, magari "sfruttando" pretestuosamente il tema dei "diritti umani", e si riserva di ribattere alle pressioni di tipo politico, economico e militare anche "in modo fermo", con misure "simmetriche e asimmetriche". I punti salienti sono molti, dalla centralità del rapporto con l'Ue, soprattutto con "Germania, Francia, Italia e Spagna", alla soluzione "pacifica" della crisi siriana passando per la "reciprocità" dei rapporti con la Nato. Insomma, se ci fossero ancora dubbi su quali temi lo staff di Trump dovrebbe puntare per trovare la quadra con il Cremlino ecco, meglio non avere più dubbi. Putin, al contempo, ha lodato il popolo russo per aver mostrato il suo spirito patriottico, pur in condizioni difficili "come spesso ci capita", e ha assicurato che "lo sviluppo del sistema politico, delle istituzioni democratiche e di elezioni più competitive continuerà senz'altro". Forse un mes- saggio in codice alle frange più 'estremiste' del blocco conservatore, così come l'avvertimento che "la lotta alla corruzione non è uno spettacolo", per quanto nessuno possa sentirsi al di sopra della legge in virtù d'incarichi "presenti o passati". La Russia, ha detto il presidente, non può più permettersi di "posporre" lo sviluppo economico e deve essere in grado di diventare un'economia "basata sulle esportazioni" non di materie prime ma di prodotti, anche nella sfera delle "tecnologie e del digitale". Putin d'altra parte ha sottolineato come i prodotti agricoli valgano di più (16,9 miliardi di dollari nel 2016) in termini di export che le armi. Un messaggio non da poco. Lo 'zar' ha però anche ri- cordato che "uno Stato debole" non è in grado di rag- giungere "i suoi obiettivi strategici" e che le discussioni "inconcludenti" e un governo "controllato dall'estero" aprono il fianco allecrisi e persino "al golpe". E questa pare invece una stoccata alle colombe liberali. Il 2017 in questo senso sarà un anno delicato, poiché il Paese dovrà affrontare il centenario delle rivoluzioni di Febbraio e Ottobre, ottima occasione "per analizzare le cause e le ragioni delle rivoluzioni russe". "L'intera società - ha ammonito Putin - ha bisogno di una riflessione onesta e profonda su questi eventi". E pure questo è un passaggio da non sottovalutare.


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