Quei capolavori tornati a casa
- Redazione

- 16 dic 2016
- Tempo di lettura: 3 min
MOSTRE/DA NAPOLEONE A CANOVA, 68 OPERE ESPOSTE NELLE SCUDERIE DEL QUIRINALE

ROMA. Capolavori sottratti, in nome di un grande sogno, quello napoleonico del Museo Universale del Louvre, e capolavori restituiti, quelli di Raffaello, Perugino, Tiziano, Tintoretto, Veronese che dalla Francia tornarono in Italia, grazie allo sforzo incessante di Antonio Canova, esattamente 200 anni fa: a raccontare una storia cruciale, seppur intricata, di valorizzazione del patrimonio artistico e di identità è la grande mostra allestita da oggi al 12 marzo alle Scuderie del Quirinale. Circa 70 opere, provenienti dalle maggiori collezioni italiane e internazionali che ripropongono un clima culturale e una vicenda di riappropriazione identitaria attraverso l’arte, che è ancora oggi di pregnante attualità. Intitolata ‘Il Museo Universale. Dal sogno di Napoleone a Canova’, l’importante rassegna è stata curata da Valter Curzi, Carolina Brook e Claudio Parisi Presicce e segna l’avvio della nuova gestione delle Scuderie, recentemente affidata dalla Presidenza della Repubblica al ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo, e quindi ad Ales, società in-house dello stesso Mibact, presieduta da Mario De Simoni. ‘’Nel cambio non ci si poteva augurare una mostra più adatta, e squisita, di questa’’, dice De Simoni, già direttore generale dell’Azienda speciale Palaexpo, che prima aveva in mano la prestigiosa sede espositiva. Connotata fin dagli esordi, nel 1999, dalla ‘’debolezza strutturale per non poter contare su una propria collezione’’. Mentre ora, ‘’inserita nell’alveo del ministero, all’interno dunque di un sistema museale potente e ricco come quello italiano, potrà mettere in cantiere rassegne di rilievo internazionale’’, che ormai di questi tempi, senza un forte apparato alle spalle, sono impossibili da realizzare.
Per ‘Il Museo Universale’’ ci sono voluti due anni ininterrotti di lavoro, spesi soprattutto a convincere i musei (a partire dal Louvre), a concedere prestiti eccezionali. ‘’Qualche ritardo lo abbiamo registrato con l’insediamento dei nuovi direttori nominati dal ministro Franceschini - ha spiegato Valter Curzi - perché dovevano capire se il nostro progetto valesse veramente la pena e privarsi così per alcuni mesi di opere capitali delle loro raccolte’’. Anche se alcune richieste non sono state accontentate, nel bell’allestimento delle Scuderie si possono ammirare capolavori celeberrimi come il ‘Ritratto di Papa Leone X con i cardinali Giulio de Medici e Luigi de Rossi’ di Raffaello (dagli Uffizi), la ‘Strage degli innocenti’ di Guido Reni (dalla Pinacoteca di Bologna), la monumentale ‘Assunzione della Vergine’ di Tiziano (dal Duomo di Verona), il ‘Compianto su Cristo morto’ di Correggio e la ‘Deposizione’ di Annibale Carracci (dalla Galleria Nazionale di Parma), la ‘Cattedra di San Pietro’ di Guercino (dalla Pinacoteca di Cento), ‘Il Battista tra quattro Santi’ di Perugino (dalla Galleria Nazionale dell’Umbria). Affiancati dai modelli assoluti della statuaria classica come la ‘Venere capitolina’ (Musei Capitolini) o il Giove di Otricoli (dai Musei Vaticani) e da un leggendario capolavoro della scultura rinascimentale (concesso per la prima volta in prestito dal Museo d’Arte di Ravenna), lo splendido Monumento funebre a Guidarello Guidarelli di Tullio Lombardo. Ecco dunque eccellenze assolute dell’arte antica selezionate per contestualizzare quello che fu il sogno napoleonico, che nel Louvre, museo universale e moderno, proponeva ‘’l’estetica della contemporaneità’’. ‘’All’epoca non si sentiva il problema del furto’’ prosegue Curzi sottolineando come nella prima sala della mostra si sia cercato di testimoniare i criteri, molto pun- tuali, seguiti dai commissari imperiali sull’antico e la classicità. Al primo posto, la pittura sublime di Raffaello, l’armonia e la complessità dei suoi dipinti ineguagliabili, una visione che influenzerà l’interesse nei secoli successivi per il classicismo della Scuola bolognese di Guido Reni e dei Carracci. Ma grande spazio è dato ai pittori veneti, maestri del colore, e a Perugino, preso in considerazione però solo per il motivo che l’urbinate fu suo allievo. La rassegna romana documenta anche il risveglio di attenzione nel primo decennio dell’’800 per la produzione trecentesca e per gli artisti chiamati ‘primitivi’, prima del tutto trascurati dalla storiografia. Quando, dopo il 1815, iniziarono le restituzioni, per le quali Canova si era prodigato su incarico del pontefice, le splendide tavole, così come le monumentali pale d’altare, non tornarono nelle loro chiese d’origine, bensì furono riunite in collezioni da cui presero vita la Pinacoteca di Brera o di Bologna, le Gallerie dell’Accademia di Venezia. \’’Non erano più opere di devozione, tutto il popolo ne doveva fruire, si fanno grandi esposizioni per far conoscere ai cittadini quel patrimonio di appartenenza collettiva. I musei - conclude il curatore - diventano un luogo di educazione della mente’’
















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