Ramirez collabora con l’Fbi
- Redazione

- 30 set 2018
- Tempo di lettura: 2 min
CORTE SUPREMA/TRUMP ELOGIA KAVANAUGH, LA SECONDA ACCUSATRICE PARLA

NEW YORK. “E’ iniziata ora la settima indagine dell’Fbi sul giudice Brett Kavanaugh.
Un giorno sarà riconosciuto come un grande giudice della Corte Suprema”. Così ha twittato Donald Trump, prima di recarsi in West Virginia, fra i suoi sostenitori, per un comizio all’indomani dalla decisione di rinviare di una settimana il voto al Senato sulla conferma del giudice Brett Kavanaugh alla corte suprema per consentire all’Fbi di condurre un’inchiesta sulle accuse di aggressione sessuale.
In particolare sulle accuse avanzate da Christine Blasey Ford, che ha testimonia- to davanti alla commissione Giustizia del Senato descrivendo in dettaglio l’episodio del 1982 durante il quale sostiene di essere stata aggredita sessualmente da Kavanaugh. La stessa commissione Giustizia ha stabilito che l’indagine dell’Fbi debba limitarsi alle “accuse attuali e credibili” e deve essere conclusa entro il 5 ottobre.
Intanto l’Fbi ha contattato la seconda accusatrice di Brett Kavanaugh, Deborah Ramirez. La donna ha acconsentito a collaborare con gli investigatori, secondo quanto riferito dal suo avvocato. Ramirez aveva accusato Kavanaugh di comporta- mento improprio a sfondo sessuale quando era studente all’università di Yale.
Deborah Ramirez è considerata la ‘seconda accusatrice’ di Kavanaugh dopo le rivelazioni del New Yorker nei giorni scorsi. La donna 53enne ha riferito di essere stata assalita da Kavanaugh nell’anno accademico 1983-1984 a Yale: il futuro giudice si sarebbe presentato ubriaco nel suo dormitorio e avrebbe esposto le sue parti intime.
All’epoca Kavanaugh aveva 18 anni ed era quindi legalmente un adulto.
Sul fronte internazionale nuove dichiarazioni giungono dalla Corea del Nord. “Nonostante i progressi di Pyongyang per costruire la fiducia con gli Usa, la Corea del Nord non vede azione corrispondente da Washington”, ha detto il ministro degli Esteri nordcoreano, Ri Yong-ho, all’Assemblea Generale Onu. “Al contrario, gli Usa insistono sul fatto che prima deve av- venire la denuclearizzazione e aumentano la pressione con le sanzioni, ma la percezione che le sanzioni possano metterci in ginocchio è irrealizzabile” e le misure restrittive “aumentano la sfiducia”, ha aggiunto.
Il ministro Ri Yong-ho ha poi ribadito sul palco dell’Onu che l’impegno del governo di Pyongyang ad attuare l’accordo con Washington “è incrollabile”, e l’impegno per la denuclearizzazione “fermo e solido”.
Ma, ha aggiunto il ministro degli Esteri nordcoreano, “è possibile solo se gli Usa faranno sì che abbiamo fiducia in loro”. “La ragione del recente stallo è dovuta al fatto che gli Stati Uniti utilizzano metodi coercitivi, letali per la costruzione della fiducia”, ha ribadito Ri.
















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