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Raqqa, la battaglia finale

  • 11 mar 2017
  • Tempo di lettura: 2 min


CURDI, GOVERNATIVI, RUSSI E AMERICANI LUNGO IL CORSO SIRIANO DELL’EUFRATE

BEIRUT. Con la battaglia finale per Raqqa in vista, crescono le tensioni tra le forze impegnate contro l’Isis lungo il corso siriano dell’Eufrate. Cioè l’esercito governativo sostenuto dai russi, i miliziani filo-turchi, quelli curdi e ora anche gli Al Babamericani, che negli ultimi giorni hanno dispiegato Manbij centinaia di uomini nella regione. Nel frattempo Mosca ha annunciato che una prima unità di minatori russi composta da 187 militari è arrivata Idlib in Siria e “assieme ai colleghi siriani” ha iniziato a Latakia bonificare l’antica città di Palmira dagli ordigni piazzati dall’Isis.L’operazione avviene dopo che, a inizio mese, Hama l’esercito siriano ha riconquistato per la seconda volta in un anno la città sede di un sito Tartus archeologico patrimonio dell’Umanità Homs dell’Unesco. Nel maggio del 2015 Palmira era finita nelle mani dello Stato islamico, che distrussero parte LIBANO dei reperti archeologici. La città era stata ripresa nel marzo del 2016 dalle truppe siriane, ma lo scorso dicembre era stata nuovamente occupata dai jihadisti. Nel nord del Paese, ha sottolineato il DAMASCO capo del dipartimento per le operazioni dello Stato maggiore russo, Serghei Rudskoi, le truppe siriane hanno raggiunto “per la prima volta in quattro Quneitra anni le rive dell’Eufrate a est della città Khafsa, prendendo il controllo di 15 chilometri di territorio lungo il fiume e continuando la loro offensiva” contro l’Isis.Nella stessa offensiva sono impegnate milizie dell’opposizione sostenute dalla Turchia, che a partire da agosto ha anche inviato proprie truppe in territorio siriano, e i curdi dell’Ypg, legato al turco Pkk e per questo giudicate come forza “terroristica” da Ankara. Le milizie curde sono predominanti nelle cosiddette Forze democratiche siriane (Sdf) sostenute dagli Stati Uniti, che negli ultimi giorni hanno inviato circa 400 soldati equipaggiati con pezzi di artiglieria con l’intento di appoggiare l’avanzata curda verso Raqqa. “Abbiamo forze a sufficienza per liberare Raqqa col sostegno della Coalizione internazionale a guida americana”, ha detto ieri Cihan SheikhEhmed, portavoce delle Sdf. Ma il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, parlando da Mosca dopo colloqui con il capo del Cremlino Vladimir Putin, ha risposto che “non si può pensare di combattere una organizzazione terroristica (cioè l’Isis) con un’altra organizzazione terroristica (vale a dire i curdi dell’Ypg)”. Da parte sua, Putin si è concentrato sul cessate il fuoco in vigore dal 30 dicembre tra forze governative e ribelli su iniziativa di Russia, Turchia e Iran, esprimendo un “cauto ottimismo” sulla possibilità di arrivare ad “una soluzione politica a tutti gli effetti”, con il coinvolgimento degli Usa. Sale intanto il bilancio delle vittime civili di raid aerei compiuti giovedì presumibilmente da aerei della Coalizione a guida statunitense su postazioni dello Stato islamico nel villaggio di Al Matab, a est di Raqqa. Lo afferma l’Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus), secondo il quale 23 persone sono rimaste uccise, tra le quali 8 minori.


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