Renzi studia il rebus liste
- 24 gen 2018
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VERSO LE ELEZIONI/CASINI A BOLOGNA, SFIDA BOSCHI-BIANCOFIORE IN TRENTINO
ROMA. Maria Elena Boschi sfiderà Michaela Biancofiore nel collegio del Trentino Alto Adige. La decisione, dopo lunghe valutazioni, e salvo ripensamenti last minute, è pressoché definitiva: anche la sottosegretaria, che sarà blindata da capolista in più listini plurinominali, affronterà il confronto uninominale. Non nella sua Toscana, ma in una battaglia altoatesina tutta al femminile. Ma è ancora tutto da comporre il sudoku delle candidature Dem. Perché alle recriminazioni dei territori contro i candidati “paracadutati” (malumori si registrano dalla Calabria all’Alto Adige, dove i Dem accoglieranno Boschi ma premevano per una candidatura locale), si aggiungono le richieste della minoranza (venti i posti sicuri offerti contro i quaranta richiesti) e degli alleati. In mattinata al Nazareno Riccardo Nencini e Giulio Santagata, che a nome della lista “Insieme” avevano lanciato l’allarme liste, incontrano Renzi (vorrebbero cinque posti ma, spiegano fonti Dem, rischiano di non arrivare neanche all’1% e ne avranno la metà). E a difendere lo spirito “ulivista” che impone sacrifici per far posto agli alleati (“Da Bonino a Lorenzin e Tabacci”) in alcuni collegi, interviene Dario Franceschini. Le aspettative dovranno necessariamente, spiega chi sta lavorando alle liste, essere ridimensionate: in una tornata difficile come l’attuale, tanti uscenti resteranno delusi, e lo stesso varrà per gli alleati. Ma alcuni posti sono garantiti, come quello di Pier Ferdinando Casini per il Senato a Bologna, dove potrebbe incrociare Vasco Errani. Renzi, che in giornata al Nazareno vede anche un gruppo di giovani volontari Dem, assicura che è possibile recuperare sui Cinque stelle che “sono a un’incollatura”. E aggiunge che “alla fine la chiarezza fatta con la scissione interna aiuterà il Pd e non la sinistra radicale: potremo fare una proposta molto seria, invece che continuare a litigare tutti i santi giorni”. I nervi però in queste ore sono tesi: guardando alle quote che vorrebbero 150 posti blindati renziani e 20 alle aree di minoranza, tra gli orlandiani c’è chi afferma che “a un certo punto potremmo valutare di non candidarci”. Nelle prossime ore proseguiranno gli incontri, che porteranno alla direzione, probabilmente venerdì. E solo dopo la chiusura delle liste, non prima di martedì, verrà presentato il programma in cento punti. Tra gli esponenti del governo resta intanto l’incognita del collegio sicuro da affidare alla centrista Beatrice Lorenzin (resistenze dei Dem locali emergono sia a Prato che a Torino) e alla ministra della Scuola Valeria Fedeli, lombarda di nascita, che potrebbe andare nel collegio di Piombino. In Toscana dovrebbero trovare posto anche il segretario del Psi Riccardo Nencini, al Mugello, e il sottosegretario all’Interno Domenico Manzione, cui dovrebbe essere affidato l’uninominale, non blindato, di Massa. Ma proprio la Toscana, è al centro, insieme all’Emilia Romagna, delle mire di tanti aspiranti candidati e le scelte potrebbero fino all’ultimo cambiare. Il timore dei locali è che accanto a nomi “radicati” (nel collegio di Lucca dovrebbero correre perlaCameral’expresidentedellaProvinciaStefano Baccelli, per il Senato l’uscenteAndrea Marcucci), vengano catapultati tanti - “troppi” – esterni.
















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