Riecco l’italiano rapito in Siria
- 25 mag 2017
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SERGIO ZANOTTI, IL 56ENNE IMPRENDITORE BRESCIANO SCOMPARSO UN ANNO FA, RIAPPARE IN UN VIDEO PUBBLICATO SUI SOCIAL NETWORK
BEIRUT. Si infittisce il mistero attorno a Sergio Zanotti, 56enne bresciano scomparso l’anno scorso in Turchia e forse finito nel buco nero della Siria in guerra, e di cui ora è apparso un nuovo breve video pubblicato sui social network. Per gli investigatori si tratta di un "sequestro", anche se definito "anomalo": non si hanno richieste di riscatto e non si conosce l'identità dei rapitori. La procura di Roma, che ha acquisito il video, da novembre ha aperto un fascicolo ipotizzando il reato di sequestro di persona a fini di terrorismo. Nel filmato Zanotti appare in ginocchio, con le manette ai polsi, con indosso una t-shirt azzurra. Si trova in una stanza spoglia con due uomini vestiti di nero e armati di fucile alle sue spalle: "Oggi è il primo maggio. Mi chiamo Zanotti Sergio. Questo è il secondo richiamo che mi lasciano fare", afferma. L'imprenditore originario di Marone, in provincia di Brescia, era apparso per la prima volta in video a novembre scorso: appariva in ginocchio in un campo di olivi con dietro un uomo armato di fucile, l'uomo affermava di essere rapito "da sette mesi" e chiedeva l'intervento del governo italiano per evitare una sua "eventuale esecuzione". Secondo la famiglia e gli inquirenti, Zanotti si era recato in Turchia a metà aprile 2016. E aveva inviato l'ultimo messaggio alla figlia il 5 maggio di quello stesso anno. L'ex moglie aveva denunciato la scomparsa dell'uomo, mai più rientrato dalla Turchia. Il paese confina con la Siria in guerra dal 2011. E nelle aree di confine tra i due paesi ci sono bande di criminali e miliziani, tra cui estremisti. A dicembre scorso, l'amico ed ex socio Marco Scalvinoni aveva raccontato che Zanotti era andato in Turchia per una fideiussione da ottenere tramite società finanziarie turche. Dai racconti di Scalvinoni, entrambi avevano bisogno di soldi. L'impresa edile di Zanotti era stata dichiarata fallita e, in passato, l'imprenditore era stato condannato a un periodo di detenzione per evasione fiscale. Prima di andare in Turchia, Zanotti si era fatto prestate 5.500 euro dallo stesso Scalvinoni. Dopo mesi di silenzio, il 7 marzo scorso riappare il volto di Zanotti sui social network accompagnato da un messaggio firmato da tale Abu Jihad. Lo stesso nome appare nel video pubblicato nelle ultime ore su Youtube. Il messag- gio di marzo recitava: "Se il governo italiano non risponde alle nostre richieste lo uccidiamo entro tre giorni". Il 30 novembre scorso, Abu Jihad citato dal sito russo News-Front aveva detto:"Abbiamo molti europei nelle nostre mani. Li rapiamo perché l'Europa, gli americani e i russi ci combattono e vogliamo mettere fine ai bombardamenti in Siria". Quello di Zanotti è da più parti definito il sequestro più difficile di tutti gli italiani avvenuti in Siria, compreso quello di Padre Paolo Dall'Oglio, il gesuita romano scomparso nel 2013 a Raqqa, che si ritiene sia stato sequestrato dall'Isis e del quale da allora non si è più saputo nulla.
















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