Riemergono ferite antiche
- Redazione

- 21 ago 2017
- Tempo di lettura: 3 min
MENTRE CONTINUANO LE MANIFESTAZIONI ANTIRAZZISTE NON SI PLACA LA BUFERA SU TRUMP

WASHINGTON. Riemergono e torna- no in piazza le ferite dell’America mai del tutto rimarginate: manifestazioni antirazziste da Boston a Dallas, dove si registrano scontri, e ad Atlanta per rie- vocare Martin Luther King. Mentre non cessano polemiche e tensioni solleva- te dalle reazioni del presidente Donald Trump ai fatti di Charlottesville, ad oggi ancora determinato a sottolineare le responsabilità di “entrambe le parti” - puntando adesso il dito contro gli “agi- tatori” - e a difendere il patrimonio sto- rico del Paese, compresi quei simboli ‘sudisti’ dell’America confederata che tornano a infiammare e dividere.
Sabato sera la Polizia è intervenuta a Dallas per sedare i tafferugli scop- piati tra un gruppo che chiedeva l’ab- battimento delle statue dei Confedera- ti all’interno di un memoriale della Guerra civile e un altro che presidiava la zona in difesa dei monumenti duran- te uno dei cortei organizzati in queste ore contro i suprematisti bianchi in di- verse città degli Stati Uniti, a sud come a Nord. Sempre sabato Boston decine di migliaia di persone hanno manife- stato sfidando un raduno di uno sparu- to gruppo di ultradestra, costretto poi ad abbandonare frettolosamente la piaz- za e ad evacuare a bordo di furgoni del- la polizia, sommersi da cori e slogan antirazzisti, ma non senza tafferugli con la polizia conclusi con ben 27 arresti.
Trump ha reagito via Twitter: ha con- dannato quelli che ha definito “agitatori” contro la Polizia, ha lodato l’ope- rato delle forze dell’ordine e ha “ap- plaudito” i “molti manifestanti a Boston contro intolleranza e odio”, sottoline- ando che l’America sarà presto “una”.
Presto, ma non ancora. Perché la re- azione di Trump a Charlottesville ha la- sciato il segno, ha esasperato le pre- occupazioni all’interno del partito re- pubblicano con diversi nomi autorevo- li che hanno esplicitamente criticato il presidente. E ha destabilizzato ancora la casa Bianca determinando il licen- ziamento di Steve Bannon, decisione che ha lasciato basito parte del suo en- tourage. Il segretario al Tesoro Steve Mnuchin è tra i pochi a prendere le di- fese del Tycoon, “non credo che le ac- cuse contro il presidente siano accura- te”, ha detto, affermando anche che il fatto di essere ebreo gli fa compren- dere in maniera particolare la lunga sto- ria di violenza e odio verso le mino- ranze.
Intanto però il livello di approvazio- ne per l’operato del presidente conti- nua a colare a picco, adesso anche ne- gli stati del Midwest che l’8 novembre 2016 gli hanno aperto le porte della Casa Bianca. Secondo un sondaggio NBC News/Marist è sceso sotto il 40%
il consenso verso il Tycoon in Michi- gan (36%), Pennsylvania (35%) e Wisconsin (34%). Il rilevamento è stato condotto nei giorni successivi agli scontri a Charlottesville della scorsa settimana, in un lasso di tempo che in- clude anche la controversa reazione del presidente.
È in questo clima che Trump si ap- presta a rientrare a Washington dal suo Golf Club di Bedminster in New Jer- sey dopo due settimane di ‘vacanze’ a dir poco caotiche e problematiche. Lui vuole subito parlare alla sua base, con un comizio nello stile dei ‘rally’ della campagna elettorale, martedì prossimo a Phoenix, ma il sindaco della città del- l’Arizona, il democratico Greg Stran- ton, ha già invitato il presidente a rin- viare l’evento.
















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