Riesplode la rabbia nelle strade Manifestanti e polizia ai ferri corti
- Redazione

- 25 ago 2019
- Tempo di lettura: 2 min

HONG KONG/FINITA LA TREGUA DELLA SCORSA SETTIMANA, 28 ARRESTI
PECHINO. Riesplode con forza la tensione a Hong Kong: la tregua raggiunta lo scorso weekend con 1,7 milioni di persone a sfilare pacificamente nel cuore della città è saltata alla prova del 12/mo fine settimana di fila di proteste, scaturite dalla contestata legge sulle estradizio- ni in Cina.
Neanche la riuscita della "catena umana" di venerdì sera, che ha segnato per gli organizzatori 210.000 adesioni e una lunghezza di 40 chilometri, ha contribuito a mantenere la calma. Manifestanti con elmetti da cantiere, maschere e bastoni da una parte, e la polizia dall'altra sono tornati a scontrarsi secondo un copione già visto nei momenti più tesi, ma con la comparsa delle molotov: due ne sono state lanciate a Telford Plaza, insieme a mattoni e canne di bambù, verso gli agenti in tenuta antisommossa fuori dalla stazione di polizia di Ngau Tau Kok. Le forze dell'ordine hanno risposto con lacrimogeni e proiettili di gomma per disperdere la folla, secondo i media locali: in serata il bilancio degli arrestati è salito a 28.
Nonostante la chiusura delle fermate più vicine della metropolitana, secondo le direttive sollecitate da Pechino, diverse migliaia di persone si sono ritro- vate a Kwun Tong, un ex distretto industriale riconvertito a est di Kowloon, per una manifesta- zione autorizzata che voleva ribadire la richiesta di ritiro formale della legge pro-Cina e, da ultimo, chiedere le spiegazioni sui "lampioni intelligenti" (alcuni dei quali sono stati tagliati) da sistemare nelle strade della città per registrare le condizioni di traffico e meteo, ma sospetta- ti di violare la privacy con telecamere di riconoscimento facciale. La governatrice Carrie Lam ha lanciato un nuovo appello al dialogo ai manifestanti tramite Facebook, scrivendo che "continuare a combattere non è la via d'uscita" ma ammettendo di non aspettarsi che il dialogo possa sbloccare facilmente la situazione di stallo o fornire soluzioni alla crisi.
Un appello alla vigilia della nuova protesta: per domenica la polizia ha rimosso il divieto al corteo da Kwai Fong a Tsuen Wan dopo che gli organizzatori hanno modificato il percorso con la partenza dal Kwai Chung Sports Ground invece che dal terminal degli autobus.
La polizia cinese di Shenzhen, intanto, ha liberato Simon Cheng, il dipendente del Consolato generale britannico di Hong Kong arrestato l'8 agosto con accuse legate alla prostitu- zione e sottoposto alla detenzione amministrativa di 15 giorni. Cheng, i cui diritti legali sono stati garantiti, ha "confessato i suoi atti illegali", ha scritto la polizia di Luohu, distretto di Shenzhen, in una nota diffusa sui social media. La conferma del rilascio e del ritorno a casa è stata data dalla stessa famiglia di Cheng sulla pagina Facebook con cui ha seguito la vicenda. "Simon è tornato a Hong Kong", si legge in un post, in cui si precisa che ci vorrà "del tempo per riposare e recuperare", a conferma di un'esperienza non facile. E ci vorranno alcuni giorni prima di conoscere la sua versione, quando al momento il sospetto è che il caso sia un monito a non interferire.
Paesi come Usa e Gran Bretagna sono stati accusati da Pechino di intromissione in affari interni per i commenti espressi sulle proteste e gli scontri tra manifestanti e polizia.
















Commenti