Riforma P.A./Dirigenti critici, spunta la “trappola” della responsabilità
- 27 ago 2016
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Entro dieci mesi criteri sugli incarichi. Corsa a tre per le poltrone top

ROMA. Gli ultimi ritocchi al decreto di riforma della dirigenza pubblica non hanno trovato il gradimento dei diretti interessati, che criticano il congegno messo a punto per salvaguardare le posizioni più alte, la composizione della commissione chiamata a tenere le redini nel nuovo sistema e anche gli accenni alla responsabilità per danno erariale. Per i sindacati di categoria Unadis e Codirp è "una trappola". L'ultima versione del testo, approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri, accenna al rapporto tra responsabilità gestionale, propria della dirigenza, e responsabilità amministravo contabile, dietro cui sta il danno erariale. Quest'ultima sarebbe imputabile al dirigente solo nei casi che rientrano nell'effettiva gestione, insomma quando è il dirigente stesso, con le sue decisioni, ad aver sbagliato. Nella bozza si legge anche che il dirigente standard risponde pure quando l'atto in questione derivi dall'indirizzo dato dall'organo di vertice politico. Secondo Unadis e Codirp in questo modo "se si dà seguito all'atto di indirizzo politico si risponde in via esclusiva per responsabilità amministrativo-contabile, se invece non si dà seguito il dirigente sarà valutato negativamente e poi magari licenziato". Al segretario generale di Unadis e Codirp, Barbara Casagrande, non piace inoltre la nuova commissione che dovrebbe vigilare sugli incarichi e che diventerà operativa dopo dieci mesi dall'entrata in vigore del decreto (quattro per insediarsi e sei per stilare i criteri di assegnazione delle mansioni) . "I sette componenti della commissione sono tutti scelti dal governo. Viene addirittura meno ogni principio democratico". Tra i membri permanenti ci saranno anche il presidente dell'Anac e il ragioniere generale dello Stato. Alla commissione spetta la formulazione della rosa dei candidati alle posizioni più alte, per cui la corsa sarà a tre. Rispetto alle bozze precedenti, l'ultima versione del decreto rivede il meccanismo sulla decadenza dal ruolo, ovvero il licenziamento. Ora funzionerebbe così: chi resta senza incarico riceve solo una parte della retribuzione, con un progressivo decalage, trascorsi due anni gli viene assegnato un posto 'd'ufficio' dal ministero stesso: se dice no viene messo definitivamente alla porta. Nel menù della P.A non c'è però solo la dirigenza, l'ultimo Cdm ha infatti dato il primo via libera al riordino delle camere di commercio, ma anche in questo caso le novità non incontrano il favore dei sindacati. Le sigle dei pubblici di Cgil, Cisl e Uil parlano di un decreto che "prevede solo tagli lineari ai finanziamenti, ai servizi, al personale e alle sedi periferiche". Un parere che non con- divide il presidente di Unioncamere, Ivan Lo Bello secondo il quale si apre una fase nuova con una crescita delle competenze camerali e si chiude un periodo di incertezza.
















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