Rischio di stallo nel governo
- Redazione

- 11 set 2018
- Tempo di lettura: 3 min
SVEZIA/SFUMATO IL RISCHIO POPULISTA, ORA SI GUARDA AI LEADER DEI 2 PARTITI
di Lorenzo Amuso

STOCCOLMA. La notte elettorale non ha scatenato uno tsunami politico contro l’establishment: pur ridimensionando i partiti tradizionali, la Svezia non ha cedu- to più di tanto alle lusinghe populiste, con- fermando il suo sistema bipolare. Più di otto elettori su dieci hanno votato per una delle due alleanze, che si alternano al po- tere ormai da due decenni. Appaiati attor- no al 40%, centro-destra e centro-sinistra rischiano lo stallo, a meno di un accordo di non belligeranza che, come già in pas- sato, consenta ad uno dei due blocchi la formazione di un governo di minoranza. Una soluzione auspicata da Ulf Stolt, opi- nionista del quotidiano Dagens Nyheter: “Quell’80% che non ha votato per gli Sve- desi Democratici deve trovare il modo di governare la Svezia. Non c’è bisogno di uno scienziato per capire che è loro la re- sponsabilità”.
Ipotesi percorribile, ma non facile, perché entrambi i leader dei due princi- pali partiti (Socialdemocratici e Mode- rati) hanno già rivendicato per sé il ruolo di primo ministro. In soccorso della go- vernabilità del paese potrebbero allora ar- rivare gli Svedesi Democratici, finora con- finati dentro un cordone sanitario, innal- zato attorno a loro da tutte le altre forze politiche. Se, viceversa, il centro-destra decidesse di aprire un canale negoziale con i populisti - di certo non un’alleanza di governo, piuttosto un accordo per un sostegno esterno al nuovo esecutivo - a quel punto avrebbero la strada spianata per governare.
“Bisogna sicuramente coinvolgere gli Svedesi Democratici nella dialettica po- litica - incalza Lars Tragardh, professore della Ersta Sköndal Bräcke University -. Quando una forza raggiunge il 20% dei consensi, o anche solo il 10% come il Par- tito della Sinistra, bisogna trattarla con se- rietà, non emarginarla”. Lo scenario più probabile, con o senza l’aiutino della de- stra radicale, appare dunque un nuovo go- verno di minoranza, il terzo consecutivo, con una ristretta base parlamentare, e con- seguenti, inevitabili, vincoli operativi.
“Non vedo grandi alternative - conviene Johan Ingero, direttore del think tank TIM- BRO -. O si supera, tra le coalizioni, il tradizionale schema destra-sinistra, oppure si dovrà negoziare con gli Svedesi De- mocratici. Ma la mia previsione è che la prossima legislatura sarà uguale all’ulti- ma, con un parlamento che potrà decidere poco”.
Lo spoglio dei voti ha certificato la netta avanzata, seppur inferiore alle atte- se, della destra nazionalista, diventato il terzo partito del paese.
Un exploit a metà, che propone una du- plice interpretazione. Soprattutto nelle ul- time settimane sono emersi in maniera evi- dente i limiti programmatici degli Svede- si Democratici: la loro retorica populista, con bersaglio le politiche migratorie, ha attirato i voti del diffuso malcontento, ma senza proporre una valida alternativa.
Auto-relegandosi, così, a forza di sola pro- testa, ma non di proposta.
Ma c’è anche una lettura socio-cultu- rale, legata al significato ultimo delle ele- zioni. In palio non c’era solo la composi- zione del nuovo Parlamento, ma anche l’idea stessa della Svezia di domani. In schiacciante maggioranza, gli svedesi han- no votato la continuità: hanno preferito lo status quo, pur imperfetto, ad una sconfes- sione di quei valori identitari, come l’ac- coglienza e la tolleranza, che hanno ga- rantito al loro paese lo status di superpo- tenza umanitaria. Intanto, dopo la grande paura, da Bruxelles è arrivata solo una tie- pida reazione da parte del portavoce di Juncker: “Gli svedesi hanno votato libe- ramente e democraticamente, e siamo fi- duciosi che il Governo che emergerà con- tinuerà nel forte impegno nei confronti dell’Ue”.
















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