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Rivincita in migliaia di euro

  • 4 giu 2018
  • Tempo di lettura: 2 min

ROMA/BOCCIATA AL CONCORSO: PROFESSORESSA OTTIENE MAXI RISARCIMENTO DOPO 28 ANNI


ROMA. Era stata ingiustamente esclusa da un concorso. E solo ora, dopo 28 anni di battaglie giudiziarie, una professoressa romana ha ottenuto dal ministero dell'Istruzione quasi 260mila euro di risarcimento per i danni economici e morali subiti.

Protagonista di questa vera e propria odissea giudiziaria è Maria Giuseppina Eboli, che solo ieri, dopo anni di battaglie in tribunale intentate attraverso il Codacons ha ottenuto l'assegno riparatore. Tutto comincia nel lontano 1990, anno in cui l'allora ricercatrice presso l'Università La Sapienza di Roma, decide di partecipare al concorso da 35 posti per professore associato del raggrupp- amento disciplinare "economico estimativo" - ricostruisce il Codacons - A seguito dell'esito negativo del concorso, avendo avuto "contezza delle gravi scorrettezze commesse dalla Commissione giudicatrice", la Eboli, con il patrocinio del presidente Codacons, Carlo Rienzi, presentava ricorso al Tar del Lazio, che accoglieva tutte le sue istanze disponendo l'annul- lamento dell'atto di nomina della Commissione in quanto illegittima.

Contro tale sentenza il Miur proponeva tre distinti ricorsi in appello, tutti respinti dal Consiglio di Stato. Ciò nonostante, ricorda il Codacons, la sentenza rimaneva sostanzialmente lettera morta per l'Amministrazione, tanto che nel 2008 la dottoressa Eboli era costretta a ricorrere ancora una volta al Tar del Lazio, e ancora una volta vinceva il ricorso.

Nel 2010 viene finalmente nominata "professoressa associata", ma il Ministero rifiuta di riconoscerle qualsiasi indennizzo per i danni provocati sul fronte di quella carriera che le spettava di diritto ma che, sottolinea ancora l'associazione dei consumatori, le "era stata privata dalla mala-amministrazione".

Ne nasce così un nuovo ricorso al Tar, ancora una volta vinto su ogni fronte da Maria Giuseppina Eboli, con i giudici che ordinano al Miur di risarcire la professoressa con la doverosa ricostruzione della propria carriera a fini anche economici e previdenziali, nonché il risarcimento di tutti i danni subiti.

"Oggi il Ministero dell'Istruzione ha finalmente staccato un assegno da 257.684 euro per i danni economici e morali inferti alla professoressa - afferma Rienzi - Rimane l'amarezza per il vergognoso comportamento del Miur, che ha costretto una ricercatrice ad attendere 28 anni per veder riconosciuti i propri diritti, un ritardo criminale che ha privato la professionista della sua vita lavorativa e di una carriera che le spettava di diritto".


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