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Robin Hood alla rovescia? No

  • 14 lug 2016
  • Tempo di lettura: 2 min


No, il quantitative easing di Draghi non è un 'Robin Hood alla rovescia' che toglie ai poveri per dare ai ricchi. Caso- mai toglie alla classe media per dare a tutti e due. E' la conclusione di un 'working paper', un documento di lavoro, della Banca d'Italia. Che non esprime una posizione ufficiale di Via Nazionale sull'acquisto massiccio di attività finanziarie, in particolare debito pubblico e i suoi effetti sulla distribuzione dei redditi. Ma di fatto va controcorrente rispetto a quanto sostiene buona parte della letteratura economica, e cioè che il 'Qe' di fatto gonfia i prezzi di borse e attività finanziarie, favorendo i ricchi, gli operatori di mercato, i grandi patrimoni, e lasciando ben poco a chi vive di poche migliaia di euro l'anno.

Il paper infatti rovescia una della critiche principali mosse alla politica monetaria iper-espansiva, quella che aumenti le diseguaglianze. "L'impatto sui redditi da lavoro prevale su quello trasmesso attraverso i rendimenti delle attività finanziarie", si legge nell'abstract dello studio. Non solo: secondo i quattro economisti autori dello studio, tutti italia- ni, "l'impatto di misure eccezionalmente espansive di politica monetaria sui principali indici di disuguaglianza è di entità molto contenuta".

Una conclusione in netta contrapposizione a buona parte della letteratura economica corrente, fra cui un recente studio di Standard & Poor's secondo cui il Qe "esaspera la diseguaglianza". Persino George Soros, uno dei finanzieri più in- fluenti del mondo, ha ammesso (a Davos a gennaio 2015, quando il Qe stava per partire) che l'acquisto di titoli "aumenta l'ineguaglianza fra ricchi e poveri e nel lungo termine potrebbe provocare anche rischi seri di reazione sociale". Ed è la stessa Bce a sostenere, per parola del membro dei direttorio Yves Mersch, che il Qe "sem- bra aumentare la diseguaglianza dei redditi, anche se è difficile da quantificare".

Sono tantissime le variabili in gioco, in effetti: il Qe serve a stimolare l'inflazione, e potrebbero volerci decine di volumi per dire chi soffrirebbe di più una deflazione. Bankitalia sembra focalizzarsi sul fatto che una delle prime vittime della deflazione, e quindi beneficiario del Qe, è il mercato del lavoro. Sopratutto "le fasce più deboli". Ma accade anche che se i meno abbienti benefi- ciano del Qe salvando il posto di lavoro e i ricchi si arricchiscono ancora di più, la classe media vede pochi benefici. L'effetto sulla ricchezza netta sembra infatti penalizzare la classe media: "Non è associato in modo crescente al patrimonio, ma segue un pro- filo a 'U'", si legge nello studio. L'aumento è in- fatti "più pronunciato per le famiglie più ricche, che detengono una quota maggiore delle attivi- tà finanziarie interessate dai guadagni in conto capitale, ma anche per quelle meno abbienti, che vedono ridursi l'onere del debito"


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