Roghi nei depositi rifiuti
- Redazione

- 16 ott 2018
- Tempo di lettura: 3 min

NOTTE DI INCENDI NEL MILANESE: FORTI SOSPETTI SULLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA
MILANO. Cinque giorni fa con un sopralluogo della Polizia locale e dei tecnici della Città metropolitana erano già stati scoperti rifiuti accumulati senza autorizzazione e solo tre giorni dopo, nella serata di domenica, in quel capannone di via Chiasserini, periferia nord di Milano, è divampato un enorme incendio con una nube di fumo alta fino a 50 metri. Ben 16 mila metri cubi di rifiuti andati a fuoco e le persone che abitano nella zona costrette a tenere chiuse le finestre per il rischio tossicità. Un maxirogo,ennesimocasoinLombardianegliultimi mesi, che per inquirenti e investigatori, che indagano per incendio doloso e smaltimento illecito di rifiuti, non pare essersi verificato per una casualità. A pochi chilometri di distanza e poche ore dopo, tra l’altro, sono bruciati a Novate Milanese due capannoni di un’altra azienda che si occupa di smaltimento rifiuti, la Ri.Eco. “La Lombardia è terra dei fuochi come il resto di Italia”, ha detto il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, mentre per la vicesindaco di Milano, Anna Scavuzzo, “non so se parliamo di emergenza, ma c’è una ricorrenza negli episodi che ci porta ad essere non solo attenti, ma anche a capire quali sono le cause”. Per tutto il giorno i vigili del fuoco sono stati impegnati soprattutto nel domare le fiamme che si sono sprigionate nel capannone dell’azienda Ipb, zona Bovisasca. “Il lavoro proseguirà ancora per tantissime ore, anzi per giorni”, ha spiegato il direttore generale dei Vigili del Fuoco della Lombardia, Dante Pellicano. Nel frattempo, si è saputo, come ha spiegato Scavuzzo, che “in quel capannone i rifiuti non dovevano esserci”. Lo scorso luglio, infatti, il capannone era vuoto e a fine agosto la Ipb (c’è stata anche una cessione di ramo d’azienda da Ipb srl a Ipb Italia) aveva ricevuto dalla Città metropolitana un diniego alle autorizzazioni necessarie a stoccare e smaltire rifiuti, a causa di irregolarità riscontrate nella fideiussione necessaria per coprire un eventuale danno ambientale. Malgrado ciò, giovedì scorso da alcune verifiche, ma senza un successivo sequestro, è emerso che in quel capannone erano stati accatastati migliaia di metri cubi di rifiuti speciali, tra gommapiuma, plastica e carta. C’era stata anche “una segnalazione in Procura”, stando a quanto riferito dall’assessore lombardo all’Ambiente, Raffaele Cattaneo. Ora, mentre il pm Donata Costa si sta occupando della tranche che riguarda le cause dell’incendio, la collega Sara Arduini segue l’inchiesta sulla gestione illecita dei rifiuti, un fascicolo in cui sono confluite le autorizzazioni negate alla Ipb e gli atti sul sopralluogo. A un vertice in Procura hanno preso parte anche l’aggiunto Tiziana Siciliano e il pm della Dda Silvia Bonardi titolare di diversi fascicoli su traffici illeciti di rifiuti, tra cui quello che ha portato nei giorni scorsi a sei arresti dopo un rogo nel Pavese lo scorso gennaio. Gli inquirenti stanno verificando eventuali connessioni con “vecchie” indagini in un settore che fa gola alle mafie, ma anche tra i due episodi delle ultime ore. Nell’azienda di Novate erano stati effettuati di recente dei controlli che non avevano evidenziato problemi. Serviranno analisi più approfondite per individuare gli eventuali inneschi dei roghi (quello della Ipb ha danneggiato anche un vicino capannone con dentro bus per il trasporto disabili) e per capire esattamente che tipodimaterialesiaandatoinfumo.“Iprimicontrolli - ha spiegato Cattaneo - fanno ritenere che non ci siano evidenze di criticità particolari dal punto di vista degli inquinanti. I controlli proseguiranno”
















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