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Rottura totale con i Dem

TRUMP ABBANDONA L’INCONTRO CON SCHUMER E PELOSI. “PERDITA DI TEMPO”


Il senatore Chuck Schumer

WASHINGTON. Donald Trump non molla sul muro col Messico. E lo scontro con i leader democratici in Congresso si fa sempre più aspro, col presidente che ha clamorosamente abbandonato la speaker Nancy Pelosi, terza carica dello Stato, e il capo della minoranza in Senato Chuck Schumer nel pieno di un incontro alla Casa Bianca: “Bye, bye, non abbiamo piu niente da dirci”, ha detto il tycoon lasciando la Situation Room di fronte all’ennesimo ‘no’ alla sua proposta di finanziare una barriera al confine sud degli Usa, definendo il confronto con gli interlocutori “una totale perdita di tempo”.

Che il clima fosse tesissimo lo si era capito martedì sera, quando parlando agli americani in diretta tv e a reti unificate il presidente non ha ceduto di un millimetro sulla proposta simbolo della sua ascesa alla Casa Bianca.


Ma il giorno dopo il discorso rivolto alla nazione il tycoon si scopre più vulnerabile, costretto a fronteggiare non solo i democratici che lo accusano di tenere in ostaggio il Paese con lo shutdown, ma anche un crescente numero di repubblicani avviliti da una situazione che da venti giorni sta bloccando il governo federale in nome di una promessa elettorale. Con un milione di dipendenti a casa e senza paga e una lunga lista di servizi pubblici essenziali paralizzati.

Gli ultimi a lanciare l’allarme sono gli esperti dell’agenzia internazionale di rating Fitch: se lo shutdown dovesse proseguire e avere un impatto sul tetto del debito gli Stati Uniti rischiano la ‘tripla A’, con tutte le conseguenze del caso sui mercati.

Più monta l’escalation voluta dal presidente americano, dunque, più cresce la pressione sulla Casa Bianca. Tanto che il tycoon prima di ricevere nuovamente i leader del Congresso nell’ennesimo tentativo di sbloccare l’impasse sale a Capitol Hill per confrontarsi proprio con i rappresentanti del partito repubblicano per cercare di frenare la fronda interna. Al suo fianco il vicepresidente Mike Pence, che in queste ore è il grande mediatore al lavoro per evitare il peggio. Non lo aiuta l’atteggiamento di Trump che - alla vigilia della sua visita al confine con il Messico - resta irremovibile sulle sue posizioni: finché non si stanziano 5,7 miliardi di dollari per finanziare il muro col Messico lo shutdown andrà avanti, ha detto, spiegando ai suoi come “sarebbe stolto e insensato” cedere adesso ai democratici. E tenendo viva l’ipotesi di usare i suoi poteri esecutivi per dichiarare lo stato di emergenza nazionale per reperire i fondi aggirando il Congresso.

Rivolgendosi alla nazione il tycoon ha giocato più che mai la carta dell’emergenza e della paura, parlando di “crisi umanitaria e di sicurezza” al confine sud e insistendo sulla necessità del muro per fermare una volta per tutte traffico di droga e di esseri umani, violenze di ogni tipo, criminalità, gang e terrorismo.

“Quanto sangue americano deve ancora scorrere perché il Congresso agisca?”, ha affermato guardando fisso nelle telecamere dalla sua scrivania dello Studio Ovale. Per la speaker

Pelosi e leader dem al Senato Schumer - che hanno replicato sempre in diretta tv - si tratta solo di “cinica propaganda”. “Il presidente non può tenere in ostaggio un intero Paese per il muro”, hanno denunciato, chiedendo di separare la questione della sicurezza da quella dello shutdown:

“Tutti vogliamo la sicurezza ma nel rispetto dei valori dell’America, il cui simbolo è la statua della libertà, non una barriera alta 30 metri”.

Posizione che hanno ribadito ore dopo alla Casa Bianca durante provocando la reazione del tycoon. Del resto la posta in gioco è altissima, e a spiegare i toni che sta assumendo la battaglia sul muro e sullo shutdown ci sono due fattori su tutto: l’inizio della campagna elettorale per le presidenziali del 2020 e le indagini del Russiagate che potrebbero arrivare a una prima conclusione nelle prossime settimane e che il presidente americano vuole allontanare in tutti i modi

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