Russiagate in salsa italiana
- Redazione
- 25 lug 2019
- Tempo di lettura: 3 min
IL PREMIER CONTE ATTACCA: “SAVOINI A MOSCA SU INDICAZIONE DEL VIMINALE”
di Serenella Mattera

ROMA. Gianluca Savoini il 16 luglio 2019 “era nella delegazione italiana a Mosca su indicazione del ministero dell’Interno”. A parlare è Giuseppe Conte, nell’Aula del Senato. Riferisce sul caso dei presunti fondi russi alla Lega. Matteo Salvini non c’è, perché pensa di non avere nulla da spiegare. A rappresentarlo tra i banchi del governo c’è solo l’avvocato e ministro Giulia Bongiorno. Dagli scranni della Lega si pesano le parole del premier, si misura il termometro di una crisi strisciante che non appare davvero archiviata. Il M5s, in subbuglio dopo il sì alla Tav, non c’è. Conte le parole le pesa ma non le risparmia. “Ad ora”, dice, resta “fiducia” in Salvini, anche se il ministro gli ha rifiutato le informazioni chieste su Savoini. Il Pd annuncia una mozione di sfiducia al ministro dell’Interno. Ma Salvini non sembra curarsene e accusa piuttosto Conte di “giochetti di palazzo”: “Cerca voti per una nuova maggioranza come si cercano funghetti in Trentino”. La giornata dei gialloverdi si apre con segnali tutto sommato distensivi e si chiude con minacce incrociate. La Lega incassa, oltre al Sì alla Tav, lo sblocco di “50 miliardi” di opere da parte del Cipe e l’impegno di Conte ad “anticipare la manovra” a partire da cinque tavoli tecnici convocati a Palazzo Chigi. Salvini gongola e sfida il M5s con un rilancio: “Ora Ilva, termovalorizzatori e trivelle”. Non c’è stato “nessuno scambio” con Conte per evitare la crisi, assicura. Ma aggiunge: “Il No del M5s alla Tav è contro il buonsenso. Vedo segnali di sblocco ma mi auguro che nessuno dica Sì per rimandare il voto”. Conte in Aula alla Camera spiega che il governo avvierà l’iter per il completamento dell’opera per non perdere i fondi europei: non si sarebbe potuto bloccarla perché “la Francia ha fatto muro”. Poi si sposta al Senato per affrontare il dossier più scottante, il caso Savoini. E qui rivendica la propria scelta di trasparenza rispetto al Parlamento e la linea di politica estera italiana di dialogo con la Russia tenendo ferme le stelle polari dell’Ue e della Nato. Quando arriva a Savoini, ribadisce che a invitarlo alla cena con Putin è stato Claudio D’Amico, tuttora in carica come collaboratore di Salvini a Palazzo Chigi. Non solo. Conte aggiunge che Savoini, a Mosca con Salvini lo scorso ottobre e anche a luglio 2018, almeno nella occasione di luglio era accreditato nella delegazione del Viminale. Ma fonti della Lega ribadiscono: “Savoini non è mai stato nelle delegazioni del Viminale partite da Roma”. Alla fine il Pd sostiene che il premier non ha spiegato nulla e annuncia una mozione di sfiducia a Salvini “a garanzia di tutti gli italiani”. “E’ una medaglia!”, commenta beffardo il vicepremier. Ma punta il dito contro un passaggio della informativa di Conte che non è passato inosservato: “Qui tornerò ove mai dovessero maturare le condizioni per una cessazione anticipata del mio incarico”, afferma il premier. “Non ho capito - dichiara Salvini - che bisogno c’è di lasciar pensare che ci possano essere altre maggioranze raccolte un po’ qui e un po’ lì come funghetti in Parlamento, magari recuperando uno Scilipoti?”, incalza. La tesi è che il premier abbia mandato un messaggio al partito trasversale del non voto, in vista di un Conte-bis. Per il resto, affermano i leghisti, sulle vicende russe non ha detto “niente” perché sono “fantasie da B-movie”. Conte sceglie di non replicare, ma lo fa indirettamente Luigi Di Maio in serata, mentre prova a governare la rivolta M5s sulla Tav. “Qualcuno mi dice ‘aprite la crisi di governo’ ma vorrebbe dire dargliela vinta, non tagliare i parlamentari, ritrovarci un nuovo governo tecnico o politico”, dice il leader M5s a chi, come Nicola Morra o Roberta Lombardi evoca la crisi. La sua proposta è far votare il Parlamento, anche se dalla Val di Susa indicano un precedente della scorsa legislatura per sostenere che bloccare la Tav con una legge non si può. Nel caos, pesano le parole di Beppe Grillo che difende sia Conte sia il ministro Danilo Toninelli: “Sono molto scontento ma decida il Parlamento, è la democrazia”. Ma intanto i senatori M5s disertano l’Aula “in imbarazzo” per l’assenza di Salvini. E a sera è la parola “crisi”, solo evocata, a tenere di nuovo banco.
















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