Sabrata, tappata la falla
- Redazione

- 7 ott 2017
- Tempo di lettura: 2 min

LIBIA/CONQUISTATA LA CITTÀ DOPO SETTIMANE DI COMBATTIMENTI: DA LÌ PARTIVANO I MIGRANTI
IL CAIRO. Dopo quasi tre settimane di scontri, decine di morti e uno zampino messo dal generale Khalifa Haftar, è finita una battaglia fra due schieramenti di milizie per il controllo di Sabrata, città dell'ovest della Libia e punto nevralgico del traffico di migranti. Una delle due milizie vittoriose ha sottolineato che in questo modo è stata vinta anche la lotta ai trafficanti. Una delle falle libiche del flusso di migranti verso l'Europa attraverso l'Italia dovrebbe dunque restare chiusa e si crea un elemento di stabilità che ha consentito al presidente dell'Alto consiglio di Stato libico, Abdel Rahman Swehli, quasi di invitare le organizzazioni non governative italiane a controllare che i diritti umani verranno rispettati nei centri di detenzione per migranti: "le ong italiane sono benvenute in Libia", ha detto il capo di quella sorta di senato che a Tripoli fa da contrappeso al parlamento insediato a Tobruk. Il ministro degli Esteri Angelino Alfano, dopo un incontro con Swehli a Roma, gli ha "sottolineato" il "livello altissimo di attenzione" che l'Italia riserva "ai diritti umani nei centri dove vengono trattenuti i migranti". L'annuncio che Sabrata è "totalmente sotto controllo" è stato dato dalla "Ghorfat Amaliyet", una "Sala operativa" nata per cacciare l'Isis dalla città l'anno scorso. Gli scontri erano iniziati il 17 settembre e sono costati la vita ad almeno una trentina di persone, anche se una ong locale ha contato 93 morti. A risultare sconfitta è stata la "48/a brigata" (o "battaglione) e una milizia sua alleata: la "Anas Dabbashi", intitolata al cugino 'martire' del suo capo, Ahmed, detto "al-ammu" (lo "zio"), ex- trafficante di esseri umani dichiarato ma che di recente si presentava come avversario dei mercanti di uomini. Le voci di flussi di denaro dall'Italia per spiegare la sua conversione sono state smentite da Roma e altrettanto ha fatto il premier Fayez Al Sarraj in un'intervista appena pubblicata dal quotidiano francese le Monde, che pure aveva rilanciato le illazioni assieme ad altri media internazionali. Formalmente tutte le milizie coinvolte negli scontri dipendono dal governo di Sarraj, che evidentemente mal le controlla ma che dopo l'annuncio ha potuto dirsi "profondamente soddisfatto". Peraltro la "sala operativa", nel suo proclama, ha fatto un ellittico riferimento alla liberazione della città dalla "immigrazione clandestina". Il generale Haftar, uomo forte della Cirenaica, quindi dell'est (e ora del centro), è riuscito però a inserirsi nella battaglia occidentale attraverso una milizia alleata della Sala operativa: la Brigata Wadi, almeno secondo un nesso individuato dal sito Libya's Observer. Haftar "cercherà di inserirsi anche nell'ovest della Libia, ma non ci riuscirà", ha sostenuto Swehli denunciando il "crimine di guerra" che il generale starebbe compiendo con l'"assedio" di Derna (dove peraltro è asserragliata "un'alleanza di islamisti ed ex-ribelli" secondo la definizione del New York Times).
















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