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Sale il potere d’acquisto delle famiglie

  • 6 gen 2017
  • Tempo di lettura: 2 min


ROMA. Il 2016 è stato un anno di deflazione, il primo dopo oltre mezzo secolo, e l'effetto sul potere d'acquisto e il reddito disponibile delle famiglie si vede.

Nel terzo trimestre dell'anno, con la complicità di prezzi bassi e un lieve calo della pressione fiscale, gli italiani si sono ritrovati in tasca qualche euro in più ed hanno deciso di spendere anche qualcosa in più, mandando in alto l'asticella dei consumi.

Secondo i dati dell’Istat, tra luglio e settembre il potere d'acquisto delle famiglie, ovvero il reddito reale, è aumentato dello 0,1 per cento sul trimestre precedente e dell'1,8 per cento su base annua. Nello stesso periodo, il reddito disponibile è aumentato in termini tendenziali dell'1,9% e in termini congiunturali, cioè rispetto al trimestre precedente, dello 0,2%.

Da qui la spinta ai consumi, cresciuti dello 0,3 per cento, a cui fa da contraltare la diminuzione, seppure lieve, della cosiddetta "propensione al risparmio", tradizionalmente alta tra le famiglie italiane rispetto a quelle di gran parte d'Europa.

I dati, tutti sostanzialmente positivi, confermano dunque l'inversione di tendenza rispetto agli anni di crisi più nera e si sommano a quello, poco significativo per l'anno nel suo complesso ma comunque incoraggiante, sul peso del fisco.

Nel trimestre, la pressione misurata rispetto al Pil (rimbalzato nei mesi estivi a un importante +0,3 per cento rispetto alla crescita zero dei tre mesi precedenti) è stata pari al 40,8 per cento, segnando una riduzione di 0,2 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

I numeri dell'Istat fanno esultare la maggioranza, dal Pd ad Area Popolare, sempre più convinti che siano le riforme a cominciare a dare frutti evidenti, ma non convincono fino in fondo le associazioni dei consumatori. Secondo Adusbef e Federconsumatori, infatti, l'incremento del reddito reale e del potere d'acquisto "viene vanificato dall'attuale contesto socio- economico" e in particolare dal livello "allarmante" della disoccupazione.

Accanto ai dati sulle famiglie, l'Istat ha fornito anche quelli sui conti pubblici: tra luglio e settembre 2016 il deficit è stato pari al 2,1 per cento del Pil, in lieve peggioramento (+0,1 punti percentuali) rispetto allo stesso trimestre del 2015. Nei nove mesi, l'indebitamento netto è però sceso al 2,3%, contro il 2,6% dello stesso periodo del 2015. In peggioramento il saldo primario (indebitamento al netto degli interessi passivi), con un'incidenza sul Pil dell'1,7 per cento contro l'1,9% del terzo trimestre del 2015.


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