Salvini appoggia la riforma
- Redazione

- 22 giu 2019
- Tempo di lettura: 3 min

BANKITALIA/L’ITER PARTIRÀ CON UN PARERE DELLA BCE (PER ADEGUARSI ALL’UE)
ROMA. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte non “l’ha ancora letta” ma la riforma della governance di Banca d’Italia, contenuta nel ddl firmato dai due capigruppo della maggioranza al Senato, ha l’appoggio esplicito del leader della Lega e vicepremier Matteo Salvini. “C’è già una proposta della Lega. Io rispetto il Parlamento, sicuramente la riforma ha l’appoggio della Lega” afferma.
Il provvedimento non ha ancora iniziato l’iter Parlamentare e con ogni probabilità potrebbe entrare nel vivo della discussione solo a settembre ma la sua presentazione è un nuovo tassello nel rapporto conflittuale fra maggioranza e istituto centrale, fatto di attacchi frontali, schiarite, minacce di nazionalizzazioni e di uso delle riserve d’oro oltre a un sostanziale gelo. Un filo costante è invece aperto con il premier Conte, il ministro dell’Economia Tria.
Per il presidente della commis- sione Finanze del Senato, il leghista Alberto Bagnai, il disegno di legge “sarà incardinato a luglio, per poi avviare le audizioni e la discussione generale” ma l’iter partirà con la richiesta di una parere preventivo alla Bce.
Bagnai spiega che la decisione di in- terpellare la banca centrale europea è stata presa “con la presidente del Senato Casellati che aveva segnalato l’esigenza” che è stata condivisa. L’obiettivo della riforma “è un’adeguamento del nostro ordina- mento agli standard europei più virtuosi dei paesi del Nord”. Le norme - sottolinea - sono analoghe a quelle previste per la Bundesbank, la banca centrale tedesca. “Dico questo - aggiunge - perché non vorrei si scatenasse una polemica pretestuosa e tossica sull’attacco all’indipendenza della banca centrale che noi rispettiamo. Vorrei proprio sapere, da chi lo dice, come la governance della Bundesbank mini l’indipendenza e le norme europee!”.
Anche per questo Bagnai, che prevede di coinvolgere nel dibattito anche i vertici della vigilanza, non nasconde di essere curioso e interessato a quello che dirà la Bce. Nel testo, firmato appunto da Mas- similiano Romeo (Lega) e Stefano Patua- nelli (M5s), si punta ad attribuire a Parla-mento e Governo il meccanismo di nomi- ne dei componenti del direttorio e del di- rettore generale che proprio nei mesi scor- si è stato protagonista di un braccio di ferro fra esecutivo e organi sociali della banca. Attualmente l’indicazione dei componenti del direttorio è di competenza del consiglio superiore (formato da 13 personalità esterne alla banca) ma poi la nomina
del presidente della repubblica deve esse- re solo promossa dal consiglio dei ministri che ha perciò un ruolo limitato. Nel caso del vice dg Luigi Signorini l’iter venne ‘congelato’ per mesi, da febbraio a maggio con un rischio, se non di paralisi, certo di intralcio del funzionamento della banca. L’impasse sulla carica di direttore genera- le (e degli altri due componenti in scadenza) venne sciolto solo con la rinuncia di Salvatore Rossi e la ‘promozione’ di Fabio Panetta a marzo.
Per evitare accuse di attentare all’indipendenza della banca centrale e di separazione dal ministero dell’economia, uno dei ‘pi- lastri’ dei paesi occidentali (e anche non occidenta- li), gli esponenti di Lega e M5s insistono che la situazione è così in molti altri paesi, fra cui la Germania. Va comunque considerato che la Bundesbank ha una reputazione e un ruolo tali nella società e nella politica tedesche che è difficile pensare che possa subire interferenze. Inoltre come ulteriore garanzia nella costituzione (la legge fondamentale) si rileva come “le funzioni e competenze possono essere trasferite, nel quadro dell’Unione Europea, alla Banca Centrale Europea, che è indipendente ed è vincolata allo scopo primario della garanzia della stabilità dei prezzi”. E mentre il provvedimento muove i primi passi il governatore nomina il respon- sabile della vigilanza bancaria: Paolo Angelini, già numero due della struttura e con un lungo cursus honorum all’interno della banca dal 1990.
A Carmelo Barbagallo, che ha gestito molte delle difficilissime fasi delle crisi bancarie e ha fatto fronte al fuoco di fila della Commissione d’inchiesta parlamentare lo scorso anno, va l’incarico, con decorrenza primo luglio 2019, di Funzionario generale per l’alta consulenza al Direttorio in materia di vigilanza bancaria e finanziaria e nei rapporti con il Single
Supervisory Mechanism (SSM).
















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