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Salvini boccia Timmermans

UNIONE EUROPEA/IL VICEPRESIDENTE DELLA COMMISSIONE IN POLE PER SUCCEDERE A JUNCKER

di Chiara De Felice


BRUXELLES. La notte sarà lunga, e forse non finirà nemmeno quando sarà tornato il giorno. Il momento in cui l’Europa deve cambiare facce, rinnovando tutte le sue cariche, non è più rinviabile: il vertice di domani sera dovrà fare i nomi e inaugurare la nuova Unione che, stando alle indiscrezioni delle ultime ore, potrebbe venire ancora una volta spartita tra le due principali famiglie politiche, popolari e socialisti. In pole per la Commissione Ue ci sarebbe, infatti, il candidato dei S&D Frans Timmermans, che la cancelliera Merkel sarebbe pronta a sostenere per mantenere in vita il sistema degli Spitzenkandidaten, unico riconosciuto dal Parlamento Ue. Ma l’Italia si schiera già contro: “Un uomo di sinistra a presiedere la Commis- sione europea di sicuro non lo sosterremo”, ha avvertito in serata il vicepremier Matteo Salvini. “L’accordo sulle nomine non è ancora chiuso”, l’Italia punta ad una “personalità di grande spessore, che abbia a cuore la crescita economica e l’equità sociale, disponibile a sedersi a un tavolo per rivedere le regole di governance europea”, ha spiegato il premier Giuseppe Conte da Osaka. Al di là della bocciatura di Salvini, l’olandese Timmermans si adat- terebbe anche a questo profilo: da socialista, si batte per un’Europa più equa e per una crescita che porti effetti alle categorie più disagiate e non solo alle imprese. Probabilmente, però, non sarebbe così propenso a cambiare le regole, venendo da uno dei Paesi che più si oppone a rivedere i vincoli Ue. Di certo, nessuno ne mette in dubbio le competenze: da vice- presidente della Commissione in carica si è distinto per la conoscenza fluente di almeno sei lingue, e per il suo decisionismo. Forse anche troppo, tanto che la battaglia contro Polonia e Ungheria per il rispetto dello stato di diritto gli ha fatto guadagnare due acerrimi nemici. I quali hanno già scritto al presidente del Consiglio Donald Tusk per rendere nota la loro opposizione alla sola idea di averlo a capo della prossima Commissione. Non sarebbe un problema, perché la scelta non va fatta all’unanimità ma con una maggioranza di almeno 22 Paesi che rappresentino il 60% della popolazione. Ma comunque Tusk cercherà di avere il consenso più ampio possibile, per non far partire la nuova Ue tra le polemiche di alcuni. Se la carta Timmermans andasse in porto, il candidato popolare, Manfred Weber, già azzoppato dallo scorso summit, avrebbe la strada spianata alla presidenza del Parlamento Ue. Il dream team di questo scenario vedrebbe poi il premier liberale belga Charles Michel alla guida del Consiglio Ue e la popolare Kristalina Georgieva come successore della Mogherini alla politica estera e di difesa comune. Alla Francia di Macron andrebbe invece la presidenza della Bce, con il governatore della Banca di Francia, Villeroy de Galhau, che da mesi ha lanciato la sua campagna. Ma per dare il via libera a un socialista alla testa del nuovo esecutivo, i popolari potrebbero invece chiedere la casella del Consiglio Ue. In panchina ci sono già, oltre alla bulgara Georgieva, il premier croato Andrej Plenkovic e il presidente rumeno Klaus Iohannis, che accontenterebbero i Paesi della nuova Europa. Intanto dalla partita dei commissari Ue si è sfilato il sottosegretario Giancarlo Giorgetti: “Non sono interessato e probabilmente non sono adatto a farlo, non succederà”, ha chiarito. Mentre Salvini si è tenuto sulle generali: “Il commissario indicato dal governo italiano dovrà pensare agli interessi degli italiani”.

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