top of page

Sanders e Warren contro tutti

CASA BIANCA/NEL DIBATTITO SCONTRO TRA LE DUE ANIME DEL PARTITO DEMOCRATICO

di Serena di Ronza


NEW YORK. Nessuna falsa promessa, nessuna favola e soprattutto nessuna strada spianata a una nuova vittoria di Donald Trump. Bernie Sanders ed Elizabeth Warren fanno fronte comune e si difendono dagli attacchi incessanti sferrati dai rivali moderati nel secondo dibattito democratico. Un confronto, quello sul palco del teatro Fox di Detroit, dove si consuma lo scontro fra le due anime del partito: i progressisti da un lato e i moderati dall’altro. E’ un cambio di passo rispetto al primo dibattito, dove la sferzata a sinistra del partito sembrava avere la meglio. L’elefante nella stanza è Trump, l’unico che riesce a mettere d’accordo le due anime liberal: “è una disgrazia, qualunque dei candidati democratici è meglio”, dice Warren, sintetizzando l’opinione comune. Il grande assente è invece Joe Biden, protagonista della seconda serata del dibattito insieme a Kamala Harris. L’ex vice pre- sidente non viene mai nominato pur essendo il favorito nella corsa alla nomination. Chi si attendeva uno scontro fra Sanders e Warren è rimasto deluso, così come è rimasto deluso chi si aspettava uno scatto di reni di Beto O’Rourke dopo la debole perfomance del primo dibattito. Pur mostrandosi più incisivo e avventurandosi in una dialettica fatta meno di slogan, Beto non ha sfondato. Anzi la sua presenza sul palco è stata quasi impercettibile. Buona invece ancora una volta la performance di Pete Buttigieg. Il sindaco di South Bend, in Indiana, fa leva sulla voglia di cambiamento per cercare elevare la conservazione politica, anche del dibattito. “Basta pensare a quello che direbbero i repubblicani, tanto ci definiranno socialisti in ogni caso. Quindi puntiamo su quello che è giusto e andiamo avanti” dice fra gli applausi del pubblico. Sul palco la vera stella a brillare è Marianne Williamson: la sua schiettezza sul razzismo e sul caso dell’acqua di Flint le vale applausi scroscianti. A notarla è anche Donald Trump Jr. “Ha vinto lei” twitta il figlio del presidente americano. Dall’abbraccio iniziale al venirsi in soccorso l’uno con l’altro sotto il fuoco degli avversari, Sanders e Warren si mostrano compatti e sulla stessa linea, confermando quell’amicizia più volte rivendicata. Il loro obiettivo è comune, ovvero difendere le politiche progressiste dagli attacchi interni al partito e da quelli esterni. La posta in gioco per tutti i candidati è alta: non affermarsi a Detroit può tradursi nella mancata qualificazione al dibattito di settembre, dove i parametri di ammissione sono ben più stringenti, e forse nella forzata decisione di abbandonare la corsa.

“Dobbiamo smetterla di usare i temi dei repubblicani per farci la guerra fra di noi” è la stoccata lanciata dalla senatrice ai moderati per difendere la sua riforma sanitaria e quella di Sanders. “Non capisco perché qualcuno dovrebbe prendersi il disturbo di candidarsi solo per parlare di quello che non possiamo fare e per cui non possiamo lottare” aggiunge. Le fa eco Sanders che striglia i moderati per la mancanza di “grandi idee”. Se la condanna delle politiche di Trump sull’immigrazione unisce tutti gli aspiranti alla Casa Bianca, è la sanità il tema su cui lo scontro è più acceso. Trump segue il dibattito con un silenzio stampa su Twit- ter. Poi però non risparmia i suoi commenti: se la prende con l’anchor della Cnn Dan Lemon, “il più stupido della televisione” per averlo accusato velatamente di razzismo. E boccia tutti i democratici saliti sul placo: con loro - avverte Trump - l’economia sprofonderà in una crisi economica mai vista prima.

Commenti


bottom of page