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Sanzioni contro le diseguaglianze



ANTITRUST/IL PRESIDENTE PITRUZZELLI: È FONDAMENTALE STIMOLARE E NON OSTACOLARE L’INNOVAZIONE

ROMA. Sette anni di lotta dell'Antitrust a vecchi e nuovi monopoli. Da Telecom, che a suo tempo frenò lo sviluppo della banda larga, a colossi del Web come Facebook e Whatsapp che hanno agito in modo scor- retto nella gestione dei dati personali, fino alle multinazionali farmaceutiche che in alcuni casi sono arrivate a rincarare farmaci antitumorali per bambini del 1500%, gli interventi dell'Authority per la concorrenza ed il mercato sotto la guida di Giovanni Pitruzzella hanno seguito come faro anche la lotta alle diseguaglianze attraverso l'attacco alle rendite di posizione. Un obiettivo che ha portato ad aumentare le sanzioni, anno dopo anno, fino a totalizzare quasi mezzo miliardo nel solo 2017 e ben 1,4 miliardi dal 2011 ad oggi aprendo più di 130 casi. Nella sua ultima relazione annuale - pronunciata oggi in Senato, prima di lasciare l'Authority italiana a settembre per andare alla Corte di Giustizia europea - Pitruzzella ha stilato il bilancio del suo operato. Tra le priorità future ha indicato quella di adottare misure che consentano "una più ampia verifica da parte dell'Au- torità delle operazioni di concentrazione". Perché, ha spiegato, l'attuale legislazione ha "maglie troppo larghe" visto che prevede la notifica delle operazioni solo per le aziende che superano cumulativamente due soglie di fatturato. E a tal proposito ha citato ad esempio l'acquisizione di startup e imprese innovative da parte dei grandi operatori del web "che potrebbero non essere soggette a uno scrutinio effettivo"Pitruzzella è tornato anche su uno dei temi caldi degli ultimi anni, ovvero quello dei giganti del web e del loro immenso potere di mercato, rivendicando "uno spazio anche per le autorità nazionali nell'ambito del network europeo della concorrenza". E sempre nel mondo del digitale ha sot- tolineato come sia "fondamentale che l'intervento dell'Antitrust stimoli e non ostacoli l'innovazione", ricordando in particolare i casi come Booking.com, MyTaxi, Uber e Airbnb dove l'autorità ha agito per "allargare le possibilità di scelta del consumatore". Ma in Italia così come in molti paesi europei "una grande resistenza è frapposta alle piattaforme di sharing economy". E se certamente non ne va sottovalutato l'impatto sui servizi tradizionali, al tempo stesso però "non possiamo ignorare i vantaggi" che queste piattaforme offrono. Intanto l'Antitrust si prepara ad affrontare anche il tema incombente degli algoritmi che coordinano i prezzi tra imprese concorrenti ed ha svolto un concorso per as- sumere esperti informatici ad hoc.


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