“Sarà un bagno di sangue”
- Redazione

- 26 dic 2017
- Tempo di lettura: 2 min
UCRAINA/FORNITURA DI MISSILI A KIEV, MOSCA AVVERTE WASHINGTON

NEW YORK. Negli ultimi giorni i rap- porti fra Usa e Russia si sono ulterior- mente incrinati, dopo l’approvazione dell’amministrazione Trump alla vendi- ta di armi, per 350 milioni di dollari, al governo ucraino, che da tre anni fron- teggia la secessione delle repubbliche filorusse di Donetsk e Lugansk, nella regione carbonifera del Donbass.
È stata la portavoce del Dipartimen- to di Stato, Heather Nauert, ad annun- ciare: “Gli Stati Uniti hanno deciso di fornire all’Ucraina migliori capacità di- fensive come parte del nostro sforzo per aiutarla a proteggere la propria integrità territoriale e scoraggiare aggressioni”.
La decisione ha incassato anche l’ap- poggio di uno dei senatori più ostili alla Russia, John McCain, secondo cui “Trump invia un segnale forte sul fatto che gli Stati Uniti sono a fianco dei loro alleati”.
Opposta neanche a dirlo la reazione di Mosca, che dal 2014 sostiene i se- cessionisti del Donbass dopo aver an- nesso la Crimea. Dal Cremlino, infatti, il viceministro degli Esteri Sergei Ry- bakov, avverte: “Gli Usa hanno oltrepas- sato la linea del coinvolgimento nel con- flitto”.
E il suo parigrado Grigorij Karasin vede rischi per il già semicongelato pro- cesso di pace: “La decisione degli Usa indebolisce il lavoro per l’attuazione de- gli accordi di Minsk del 2015 perché sostiene il “partito della guerra” a Kiev, le forze politiche favorevoli all’uso della forza per la soluzione della crisi del Donbass”.
Finora le truppe separatiste del Don- bass hanno tenuto testa all’esercito di Kiev grazie ai loro carri armati T-72. Ma l’imminente fornitura americana agli ucraini è proprio una certa quantità di moderni missili anticarro che possono
fa pendere la bilancia in favore di Kiev. Si tratta di 210 missili FGM-148 Jave- lin, ordigni lunghi poco più di un metro e lanciabili da un tubo portatile tipo ba- zooka. Il Javelin è dotato di un sistema di puntamento agli infrarossi e si dirige da solo sul carro armato nemico rile- vandone la traccia termica provocata dal calore del motore o delle armi, e ha nel muso una doppia testata perforante a carica cava che neutralizza in due tempi una tipica difesa dei carri T-72, ossia pia- strelle esplosive montate come tegole sopra la corazza d’acciaio. Chiaro per- ciò che l’arrivo dei Javelin preoccupi i russi, tantopiù che possono essere uti- lizzati eventualmente anche contro eli- cotteri a bassa quota.
Il tutto mentre la tregua in Donbass viene rotta da scontri d’artiglieria, spe- cie il cannoneggiamento della città di Luganskoye da parte delle truppe di Kiev. Come ha ricordato l’ambasciato- re in Russia dell’Unione Europea, Markus Ederer, manca però ancora una forza di mediazione internazionale: “Un accordo su peackeepers dell’Onu si può fare, ma deve essere legato a una totale cessazione del fuoco”.
Lo scambio di granate a singhiozzo, però, continua e i russi, e filorussi del Donbass, temono ora che con le nuove armi anticarro l’armata di Kiev si senta imbaldanzita e passi all’offensiva. Pro- vocando, teme Mosca, un “bagno di sangue”
















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