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Scintille fra Turchia e Grecia


MENTRE LA PIATTAFORMA DELL’ENI RESTA SEMPRE ANCORATA AL LARGO DI CIPRO


ISTANBUL. La tensione nel Mediterraneo orientale resta alta e si allarga all’Egeo, dove due motovedette della guardia costiera turca e greca si sono scontrate. E mentre la piattaforma dell’Eni Saipem 12000 rimane bloccata da venerdì al largo diCiprodallamarinamilitareturca,cheleimpedisce di recarsi nell’area prevista per le trivellazioni su licenza del governo di Nicosia, Recep Tayyip Erdogan entra in prima persona nello scontro, puntando il dito anche contro Atene e invitando le “compagnie straniere che operano al largo di Cipro” a “non fidarsi della parte greca e non essere strumenti di iniziative che superano le loro forze”.

Una crisi di cui ieri il ministro degli Esteri Angelino Alfano ha discusso faccia a faccia con il suo omologo turco Mevlut Cavusoglu, a margine del summit della Coalizione anti-Isis in Kuwait, dopo un primo contatto telefonico avuto lunedì.

L’Italia si aspetta una “soluzione condivisa nel rispetto del diritto internazionale e nell’interesse sia dell’Eni, sia dei Paesi della regione, sia delle due comunità cipriote”, ha detto Alfano. I due - riferisce la Farnesina - hanno concordato sulla necessità di tenere conto dei rispettivi interessi nazionali e delle preoccupazioni dei rispettivi governi, anche allo scopo di preservare il necessario clima di fiducia per possibili ulteriori progetti in campo energetico.

Con Cavusoglu ha parlato anche l’Alto rappresentante Ue Federica Mogherini, dopo aver avuto contatti con il premier Paolo Gentiloni e lo stesso Alfano. “Seguiamo la situazione molto da vicino”, spiegano da Bruxelles, ribadendo l’invito ad Ankara a evitare “frizioni” con i Paesi Ue e a impegnarsi “a una soluzione pacifica delle dispute, a buoni rapporti di vicinato e a rispettare la sovranità” degli Stati, “specialmente in vista del vertice” con le istituzioni Ue del 26 marzo a Varna.

Un invito alla Turchia a “rispettare il diritto internazionale” arriva anche dal presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani, che ha espresso il suo “pieno sostegno” al capo di stato cipriota Nikos Anastasiadis.

Ma una via d’uscita alla crisi appare ancora lontana. Tanto più che ieri Ankara ha alzato il tiro, allargando lo scontro alla Grecia, ritenuta dante causa di Nicosia. “Non bisogna pensare che le ricerche di gas al largo di Cipro e le iniziative opportunistiche sulle rocce nel mar Egeo sfuggano alla nostra attenzione.Avvertiamo quelli che hanno superato i limiti a Cipro e nel mar Egeo di non fare calcoli sbagliati”, ha minacciato Erdogan, poche ore dopo l’entrata in collisione di due motovedette delle guardie costiere turca e greca nelle acque dell’Egeo meridionale intorno agli isolotti di Imia (Kardak in turco), disabitati ma già in passato al centro di forti tensioni, che nel 1996 rischiarono di sfociare in un aperto conflitto armato.

La Grecia ha condannato il “pericoloso incidente”, definito come il frutto di un “comportamento provocatorio”, convocando l’ambasciatore turco ad Atene. Una protesta diplomatica che Ankara ha respinto al mittente. Nelle ultime ore, attorno agli isolotti contesi hanno continuato a confluire i rispettivi mezzi navali, che in alcuni punti si sarebbero trovati anche a meno di cento metri di distanza, con il rischio di un incidente che potrebbe far precipitare la situazione.


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