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Scozia pronta a bloccare l’uscita

  • 27 giu 2016
  • Tempo di lettura: 3 min

BREXIT/IL PARLAMENTO DI EDIMBURGO AVREBBE L’INTENZIONE DI OPPORRE UN VETO

LONDRA. L’europeista Scozia cerca tutti i modi possibili per fermare la Brexit. E a guidare una determinata e lucida opposi- zione al risultato del referendum è la ‘first minister’ Nicola Sturgeon, secondo cui il Parlamento di Edimburgo potrebbe oppor- re un veto all’uscita della Gran Bretagna dall’Ue.

Le sue parole arrivano mentre nuovi sondaggi rivelano come la maggioranza degli scozzesi sia favorevole all’indipen- denza dal Regno Unito, mentre a Londra i due maggiori partiti nazionali, conserva- tori e laburisti, sono nel pieno di un terre- moto politico che potrebbe portare nel giro di qualche mese alle elezioni anticipate. E’ da nord che parte il tentativo di oppor-

si ad un processo di uscita dall’Unione rispetto al qua- le però tutti - dal premier Cameron che non attiverà la richiesta formale al pros- simo vertice europeo fino ai sostenitori della campa- gna Leave - cercano di tem- poreggiare trovandosi di fronte a mille incognite. Sturgeon ha invece ben chiaro quale sia il suo man- dato: “Difendere gli inte- ressi della Scozia”. Lo ha ribadito ieri in diverse in- terviste sui media del Re- gno, per sostenere poi che Holyrood, sede dell’as-

semblea legislativa di Edimburgo, ha “il diritto di esprimere il suo consenso” o meno alla Brexit, che lei sostiene possa essere vincolante.

Secondo infatti gli accordi sulla ‘de- volution’, i deputati scozzesi devono dire la loro su quei provvedimenti presi da Lon- dra che hanno conseguenze dirette sulla Scozia. E la Brexit, che a nord del confine inglese è stata respinta dal 62% degli elet- tori, è uno di questi casi. Ma fra “consen- so” e “veto” c’è molta differenza, spiega- no alcuni esperti sentiti dalla Bbc, e la possibilità di bloccare la Brexit appare piuttosto impraticabile. Come afferma fra l’altro il ministro per la Scozia David Mundell, che si è espresso “a titolo per- sonale” sulla questione dell’unità nazio-

nale, tornata ad essere di scottante attuali- tà dopo il ‘no’ a Bruxelles. Fra gli scoz- zesi infatti è cresciuta la voglia di indi- pendenza: secondo alcuni sondaggi la maggioranza, con punte del 59%, la invo- ca proprio per uscire dal Regno Unito e restare in Europa.

Le ultime rilevazioni ribaltano così il risultato del referendum sull’indipenden- za della Scozia vinto nel 2014 dagli unio- nisti: allora i ‘sì’ alla secessione erano il 45%, i ‘no’ il 55%. Ma l’opposizione al risultato del voto sulla Brexit sta crescen- do anche nel resto del Paese.

Ha superato quota tre milioni di firme la petizione per chiedere un nuovo refe- rendum, sebbene siano emersi casi di fal- sificazione come denuncia il sito del Dai- ly Telegraph. Sono in particolare i londi- nesi pro Ue che si sono impegnati a fondo in una campagna online soprattutto usan- do il passaparola sui social media. Se un

ritorno alle urne per un referendum bis appare del tutto remoto, non lo è affatto la possibilità di elezioni politiche anticipate entro la fine dell’anno.

Sì perché conservatori e laburisti sono nel pieno di tumultuose riorganizzazioni interne. I primi cercano il successore di Cameron e per i secondi è iniziato un re- golamento di conti che potrebbe conclu- dersi con le dimissioni del leader Jeremy Corbyn, già chieste da dieci maggiorenti del partito che hanno lasciato uno dopo l’altro il governo ombra, a partire dal ti- tolare degli Esteri Hilary Benn, ‘silurato’ nel corso della notte. Dopo questo ‘tsuna- mi’ della classe dirigente sarà fondamen- tale che le nuove o riconfermate guide dei due partiti cerchino il consenso dell’elet- torato andando alle urne per offrire quella stabilità di cui tanto il Paese ha bisogno e per indicare la rotta attraverso i marosi della Brexit.



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