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Selfie accanto ai forni crematori


MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA/FUORI CONCORSO AUSTERLITZ DI SERGEI LOZNITSA


VENEZIA. Turisti spesso in T-shirt, berretto e calzoncini, che mangiano panini passando, pigramente, da una baracca all’altra. Picnic improvvisati nei prati delle adunate e delle esecuzioni, selfie davanti ai forni crematori, fingendosi legati al palo delle impiccagioni o insieme a mamma e papà, sorridenti, sotto la scritta posta sugli ingressi di questi luoghi di morte, Arbeit macht Frei (‘Il lavoro rende liberi’). Sono fra le immagini forti e quotidiane catturate dal documentario ‘Austerlitz’ di Sergei Loznitsa, presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. Un racconto in bianco e nero, senza commento, costruito sulle riprese a camera fissa, puntata sugli ingressi, le finestre di baracche, blocchi della morte, passaggi ai forni crematori o allo stanzone delle docce dalle quali invece dell’acqua usciva il gas. Una surreale e a tratti raggelante immersione, accompagnata solo dalle voci dei turisti e delle guide, in ciò che succede durante le visite a campi di concentramento e memoriali tedeschi, come Bergen-Belsen, Ravensbruck, Sachsenhausen, e Mittelbau-Dora. “La domanda da cui sono partito in ‘Austerlitz’ (il titolo è un riferimento all’omonimo romanzo di W.G. Sebald sulla memoria dell’Olocausto) è stata ‘cosa provano le persone che vanno a visitare questi luoghi?’. Mi sono concentrato sui loro visi, le loro espressioni. La macchina fissa era il modo migliore per rendere le loro emozioni, e anche per essere il più possibile invisibile e non condizionarli” dice il regista ucraino. La risposta al quesito di Loznitsa la troviamo nei flussi di persone di tutte le età, da tutto il mondo, famiglie escolaresche, che vanno avanti e indietro, con all’orecchio spesso le guide sonore. Rispetto allo shock e al senso di lutto, sembrano prevalere l’inconsapevolezza e la pulsione a scattare foto (i suoni dei click sugli smartphone sono continui). L’unico momento in cui molti sembrano, per un attimo, scuotersi, è proprio quando nota- no la macchina da presa che li riprende. “Questo non è certo uno spot turistico, ma un film sul rapporto delle persone con la storia - spiega Loznitsa, che l’anno scorso era alla Mostra con ‘Sobytie’, documentario sul fallito colpo di Stato in Russia del 1991 - raccontato attraverso questi luoghi, che sono tra i più visitati in Germania”. A chi gli chiede se sia giusto fare turismo in certi luoghi, risponde: “Non sta a me dirlo, il film fa vedere tanti aspetti”. An- che se “tra tutti i luoghi che mostriamo il memoriale che secondo me è stato realizzato meglio, è quello di Bergen-Belsen. Lì c’è un museo della memoria, non ci sono forni crematori, al posto del campo ci sono fiori, viali e monumenti, con foto e pietre che ricordano il passato. In un luogo così si può andare realmente a pregare e riflettere. Non penso si possa farlo in luoghi con le ‘le istruzioni per l’uso’, spiegando qui ‘ci sono i forni, lì si toglievano i vestiti...’. Credo si debba andare preparati a questo tipo di visite, con la mente e l’atteggiamento pronto. Certi comportamenti e anche l’abbigliamento di molti, stridono. L’impressione è che la gente non capisca dove sia, che uno sguardo più profondo al luogo le scivoli addosso”.


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