Sempre meno truppe Usa
- 6 feb 2018
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IRAQ/MENTRE IL PAESE È SEGNATO DA SANGUINOSI ATTACCHI DI STAMPO JIHADISTA
BEIRUT/BAGHDAD. Formalmente conclusa la “guerra al terrorismo” contro l’Isis in Iraq, gli Stati Uniti cominciano a ridurre il numero delle loro truppe in un paese ancora segnato da sanguinosi attacchi terroristici e che alle prossime elezioni legislative di maggio vedrà l’ascesa di partiti politici espressione delle potenti milizie sciite filo-iraniane. Nella vicina Siria, intanto, le diverse guerre incrociate che si combattono nei vari teatri del conflitto hanno mietuto anche ieri decine di vittime tra civili. L’offensiva turca sull’enclave curda di Afrin continua, così come continua a salire - a 16 - il numero dei militari diAnkara uccisi in battaglia in meno di un mese di operazioni. Parallelamente, le forze russe e governative martellano con raid aerei e artiglieria la regione di Idlib in mano agli insorti, e si registrano decine di civili uccisi, tra cui donne e bambini, morti in bombardamenti governativi che non hanno risparmiato ospedali e altre infrastrutture civili. La guerra imperversa anche vicino a Damasco: raid governativi hanno ucciso oltre 20 civili nella zona assediata della Ghuta, mentre un civile è morto nella capitale a causa di colpi di mortaio sparati proprio dall’area controllata da insorti. Dalla Siria all’Iraq, dove secondo fonti militari americane e governative irachene citate dall’Associated Press, è già in corso la riduzione di truppe Usa giunte nell’estate del 2014 per contribuire alla guerra contro l’Isis: decine di soldati statunitensi vengono trasferiti dalle basi nel Paese verso quelle in Afghanistan, secondo le testimonianze raccolte dall’Ap da membri di compagnie private di sicurezza americane. Alla base militare Usa “al Asad”, nell’Iraq occidentale, un reporter dell’Ap ha potuto constatare quanto riferito dai contractor. Il portavoce della Coalizione anti-Isis a guida Usa, il colonnello Ryan Dillon, non ha confermato né smentito la notizia, e un alto funzionario iracheno, vicino al premier Haidar al Abadi, ha affermato che al termine della riduzione si ritirerà in tutto il 60% delle truppe statunitensi attualmente presenti nel paese. Secondo questo piano, degli attuali novemila militari Usa, ne resteranno in Iraq circa 4mila con funzioni di addestramento. Dal canto suo, il portavoce del governo di Baghdad, SaadHadithi, ha confermato che gli Usa hanno iniziato a ridurre il proprio contingente, precisando che il ritiro è però ancora agli inizi. “La battaglia contro Daesh è finita, così il livello della presenza americana sarà ridotto”, ha affermato Hadithi usando l’acronimo dispregiativo arabo per Isis. L’Isis è stato dichiarato sconfitto a dicembre dal governo iracheno, ma il Paese continua a essere teatro di attacchi terroristici. A maggio si svolgeranno le elezioni legislative e il premier Abadi ha forti possibilità di rimanere alla guida di un governo che sarà più dominato da rappresentanti delle milizie sciite filo-iraniane emerse durante “la guerra al terrore”
















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