Servono almeno 4 miliardi
- Redazione

- 15 lug 2018
- Tempo di lettura: 2 min

PENSIONI/L’INPS PUBBLICA UNA FORBICE DEI COSTI SE VERRÀ INTRODOTTA LA “QUOTA 100”
ROMA. Se si potesse uscire con 41 anni di anzianità e quota 100 tra età e anni di contributi ne potrebbero approfittare da subito, sin dal 2019, tra le 258 e le 751 mila persone. Ma ci sarebbe un prezzo da pagare. Gli oneri dell'operazione non sarebbero inferiori ai 4 miliardi di euro l'anno, che salirebbero oltre i 14 miliardi nell'ipotesi più generosa. Ecco che molto dipenderà dalla combinazione che il governo sceglierà di adottare. Un rebus non facile, visto che piccole oscillazioni dell'asticella vogliono dire miliardi. Intanto, a fare i calcoli ci pensa l'Inps, basandosi ovviamente su scenari ipotetici. Il presidente dell'Istituto, Tito Boeri, aveva già fatto delle cifre, indicando la forbice di spesa considerata necessaria per finanziare l'operazione. Ora, sul sito dell'Inps, una nota tecnica riporta nel dettaglio, anno per anno, quel che potrebbe accadere.D'altra parte non erano mancate le critiche dei sindacati: il presidente dell'Inps, aveva protestato la Cgil, "cita dati e stime che solo lui conosce, alcuni palesemente inattendibili, come quelle relative a quota 100". Ecco allora in 13 pagine accompagnate da tabelle, i conteggidell'Istituto. Partendo dal fatto che per ora non c'è una "formale ipotesi normativa". Il ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, in settimana si è però detto favorevole a riconoscere una "finestra" per chi ha maturato un'anzianità contributiva di 41 anni, giudicando "positivamente" l'introduzione di quota 100. Ma ha anche ammesso che "non ci riferiamo a tutte le combinazioni possibili". Stando ai dati dell'Inps, la scelta meno onerosa sarebbe quota 100 con 64 anni minimi di età e il mantenimento della legislazione attuale per quanto riguarda l'anzianità (quindi niente 41 anni). Il primo anno si spenderebbero 4,6 miliardi in più fino ad arrivare a 8 nel 2028. Nell'arco dei dieci anni il maggior numero di pensioni va dalle 258 mila alle 450 mila l'anno. I numeri lievitano nel caso di ripristino della pensione di anzianità con 41 anni di contribuzione e quota 100 con 64 anni di età minima. Nel 2019, l'onere sarebbe di 11,6 miliardi di euro per un totale di 596 mila pensioni in più a fine anno. Nel 2028, i costi salirebbero a 18,3 miliardi e gli assegni a 1 milione. Se lo sbarramento fosse a 65 si risparmierebbequalcosa, ma non più di due miliardi l'anno. Uno scenario con quota 100 senza vincoli di età, con in più la pensione di anzianità, comporterebbe invece un esborso di quasi 14,4 miliardi già in partenza, per sfiorare i 21 miliardi annui di euro nel 2028. Gli assegni in più sarebbero 751 mila nel 2019 (oltre un milione nel 2028). Nei dieci anni considerati nello studio dell'Inps si spenderebbero così oltre 190 miliardi. Dopo di che "a partire dal 2030 gli oneri si riducono, trasformandosi in risparmi intorno all'anno 2040. A regime gli effetti della normativa tendono progressivamente ad annullarsi
















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