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Si sgonfia la “mongolfiera” della droga: 22 arresti, anche un capo ultra del Milan

  • 5 giu 2018
  • Tempo di lettura: 2 min


MILANO. Stavolta il derby non è calcistico e si ferma fuori ai tornelli dello stadio Meazza.

Da una parte il 37enne Luca Lucci, capo ultras della curva sud del Milan con molti precedenti legati alla tifoseria violenta, dall'altra il 60enne Massimo Mandelli, dipedente di una società di steward e in servizio in occasione di tutte le partite dell'Inter.

Lucci e Mandelli sono due degli arrestati dell'indagine che ha portato al sequestro di 600 chili di droga e all'arresto di 22 persone. Gli investigatori del commissariato Centro e gli inquirenti della procura di Milano hanno chiamato l'inchiesta "Mongolfiera" perché è partita da una piccola scintilla e si è gonfiata fino a staccarsi da terra, riuscendo ad arrivare a livelli sempre più alti del narcotraffico.

Si parte nel marzo 2016, quando gli agenti arrestano Davide Panizza, all'epoca incensurato.

Lo sorprendono con mezzo chilo di marijuana e diversi cellulari con numeri di stranieri sconosciuti e con schede disattivate poco dopo l'invio di messaggi. Grazie a una scheda rimasta attiva ricostruiscono la rete dei contatti.

A capo di tutto c'è il 33enne Luca Boscherino, con precedenti per droga.

Ieri la polizia lo ha arrestato nella sua bella casa in zona San Siro. Era lui il fornitore di una lunga serie di rivenditori di medio livello, tra cui Mandelli. Il vero sviluppo delle indagini avviene nel settembre 2016 con l'arresto di Enrico Catrini e Diego De Rosa (clienti di Boscherino) e un sequestro di 113 chili di hashish e 5,5 di cocaina, quest'ultima del valore di oltre mezzo milione di euro.

La droga dal Sudamerica raggiungeva i porti in Spagna e quello di Gioia Tauro, da dove

continuava il viaggio su gomma per Milano. Un mese dopo gli investigatori diretti da Ivo Morelli hanno sequestrato altri 165 chili a carico di Fulvio Bertatini, collaboratore di Davide Panizza e, a sua volta, cliente di Boscherino.

Con questi arresti, i livelli più bassi si sono trovati senza un fornitore e, non potendo arrivare a Bertatini (semplicemente per mancanza di contatti diretti), hanno dovuto cercare altre fonti. Seguendo questa migrazione è emerso il filone albanese con a vertice Tata Kolec.

Il gruppo comprava hashish e marijuana dalla Spagna (proveniente probabilmente dal Marocco), lo trasportava su tir o in piccoli carichi in auto in Lombardia. Una delle basi di scarico era in via Sacco e Vanzetti a Sesto San Giovanni (Milano), precisamente davanti "Al Clan", la sede del tifo ultras del Milan.

Gli agenti - diretti dal procuratore aggiunto Laura Pedio e dal sostituto procuratore Andrea Fraioli - non hanno mai sequestrato nulla nella sede ma nelle intercettazioni si parlava in diverse occasioni di "Luca" e la telecamera installata di fronte all'ingresso ha ripreso Lucci mentre scaricava e pagava i corrieri. Quella stessa telecamera è stata scoperta e distrutta da Lucci, che però sospettava un monitoraggio legato alla sua attività di ultras. Lucci, infatti, oltre ad avere diversi precedenti per reati sportivi (è destinatario di Daspo) è stato condannato per l'aggressione a Virgilio "Virgi" Motta, l'interista che nel corso del derby Milan-Inter del 15 febbraio 2009 allo stadio Meazza aveva perso un occhio a causa di un pugno sferratogli dal capo ultras.


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