Si stringe il cerchio su Manafort
- Redazione

- 25 feb 2018
- Tempo di lettura: 2 min
RUSSIAGATE/GATES RISCHIA DI INCHIODARLO, MENTRE LE ACCUSE SI FANNO PIÙ PESANTI

WASHINGTON. La Casa Bianca inizia a tremare: le indagini sul Russiagate non hanno ancora prodotto, almeno pubblicamente, nulla contro il presidente ma l’effetto domino su alcuni dei suoi più stretti consiglieri preoccupa. Si stringe infatto il cerchio su Paul Manafort, l’ex responsabile della campagna di Donald Trump. In soli nove mesi il procuratore speciale Robert Mueller ha presentato 100 capi d’accusa contro 3 società e 19 persone, di cui cinque si sono dichiarate colpevoli, inclusi tre ex collaboratori di Trump. Con l’ammissione di colpevolezza del suo ex braccio destro Rick Gates, la posizione di Manafort traballa: Gates rischia di inchiodarlo mentre le accuse di Mueller si fanno con il passare dei giorni sempre più pesanti.
Fra queste c’è l’aver pagato due milioni di euro a politici europei affinché facessero lobby in favore dell’Ucraina e del suo ex presidente filo-russo Viktor Yanukovich. Pagati attraverso quattro conti offshore riconducibili a Manafort, i politici coinvolti erano “super vip politicamente credibili che potevano agire informalmente e senza nessun visibile rapporto con il governo dell’Ucraina”, si legge nei documenti depositati.
Robert Mueller non fa i nomi dei politici coinvolti, ma fra questi ci sarebbe l’ex cancelliere austriaco Alfred Gusen-bauer, secondo le indiscrezioni riportate da Politico.com, che cita nel giro di incontri anche l’ex premier italiano Romano Prodi. Gusenbauer, accompagnato da due lobbisti della società Mercury, Ed Kutler e Mike McSherry, avrebbe incontrato nel 2013 alcuni membri del Congresso americano, incluso il presidente della
commissioni Affari esteri Ed Royce. “Kutler - aggiunge Politico.com - ha anche accompagnato Prodi, l’ex premier italiano, ad alcuni incontri con Royce nei mesi precedenti”.
Il Professore, in una nota diffusa in serata dal suo ufficio stampa, ha precisato di non aver “mai preso parte a nessun tipo di attività segreta e tanto meno a gruppi segreti di lobby”, né di aver “mai ricevuto compensi per questo tipo di attività”.
In base alla legge americana, il fatto che Manafort abbia pagato politici stranieri non è un reato. Quello che Mueller gli contesta è l’aver illegalmente nascosto il suo piano di lobby per anni e non essersi dichiarato come agente per il governo dell’Ucraina e del presidente Yanukovych. Accuse pensati per le quali Manafort rischia di trascorrere - se condannato - il resto dei suoi giorni in carcere. Con Manafort sempre più all’angolo, la tensione sale alla Casa Bianca, già alle prese con il nuovo caso Jared Kushner.
Il consigliere del presidente e marito di Ivanka non ha ancora ricevuto il nullaosta per la sicurezza, necessario per l’accesso alle informazioni top secret, in seguito alla necessità di ulteriori accertamenti e approfondimenti. Non è chiara la natura dei ritardi: fra i critici c’è chi sostiene siano legati alle indagini sul Russiagate, mentre secondo altri sono riconducibili solo alle intricate partecipazioni finanziarie che Kushner aveva prima del- l’ingresso alla Casa Bianca.
















Commenti