Silenzio e candele, omaggio di Parigi alle vittime
- 14 nov 2016
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PARIGI. Un omaggio volutamente sobrio. Silenzio, pochissime parole, soltanto l'elenco delle 130 vittime del 13 novembre 2015, il giorno che Parigi non dimenticherà più. Poi le lanterne che galleggiano sul Canal Saint-Martin all'imbrunire, le candele che in serata si accendono sui davanzali di migliaia di case. Il premier Valls ha annunciato che la Francia "prorogherà lo stato d'emergenza". Soltanto una nota stonata, l'astiosa polemica fra i proprietari del Bataclan, riaperto sabato sera con un concerto di Sting, e gli Eagles of Death Metal, che volevano entrare ma sono stati respinti, o forse no, come dice il loro manager. Ieri, comunque, i musicisti californiani erano fuori dal Bataclan insieme alla gente, per l'omaggio delle autorità. E hanno deposto una corona ai piedi della lapide. Ha parlato soltanto il figlio di Manuel Dias, l'autista del pullman di tifosi unica vittima dei tre kamikaze dello Stade de France. Ed ha toccato la corda più sensibile e dolente ieri, quella dell'integrazione: "Lui, mio padre - ha detto - ha dimostrato che è possibile, arrivando in Francia a 18 anni". Poi, in successione, il presidente Francois Hollande, il primo ministro Manuel Valls, la sindaca Anne Hidalgo e le principali autorità dello Stato hanno scoperto lapidi in 6 luoghi in cui i commando jihadisti seminarono la morte. I bistrot, La bonne biere, Le Petit Cambodge, il Carrousel, La Belle Equipe. E poi il Bataclan, 90 morti in 20 minuti di fuoco. Le associazioni dei familiari delle vittime avevano chiesto espressamente che nessun politico, neppure il presidente, prendesse la parola, per "evitare strumentalizzazioni". Richiesta scrupolosamente ri- spettata. Nella giornata molto grigia e piovosa, niente a che vedere con il bel sole autunnale del giorno che precedette le stragi, il triste corteo è sfilato in silenzio, con i volti cupi, negli occhi ancora le immagini indelebili dei morti e dei feriti, 20 dei quali sono ancora oggi ricoverati in ospedale per le conseguenze di quegli attacchi. La nota stonata, ma a Parigi la polemica appassiona pochi, è arrivata dalla guerra fra la proprietà del Bataclan e gli Eagles of Death Metal, la band che si esibiva la sera della tragedia e che ha in più occasioni pesantemente criticato la sicurezza della sala da concerti, arrivando ad ipotizzare "complicità". Jules Frutos, condirettore del Bataclan, aveva fatto sapere di non voler più vedere Jesse Hugues e sabato sera, alla riapertura, ha mantenuto la promessa: "Ci sono cose che non si perdonano". Invece Hugues, attraverso il suo agente, ha fatto sapere che lui a entrare non ci pensava proprio e che è stato Frutos (anzi "Brutos", ha corretto), "un vigliacco", ad aver voluto "sporcare" questo momento. La guardia, intanto, resta altissima. Il premier Valls, in un'intervista alla Bbc, ha di fatto annunciato la proroga oltre dicembre dello stato d'emergenza nel Paese: "Stiamo per cominciare una campagna elettorale con comizi, riunioni pubbliche. E dobbiamo proteggere la nostra democrazia". Al calar del sole, centinaia di ragazzi si sono tenuti per mano da Republique fino al Bataclan, mentre almeno 3.500 lanterne accese venivano fatte galleggiare sul Canal Saint-Martin, ognuna messa in acqua da un ragazzo. Su alcune c'era scritto "Paris, je t'aime". In serata, le associazioni hanno invitato tutti i francesi ad accendere una candela ed esporla alla finestra.
















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