Siria, fuoco anche sull’Onu
- Redazione

- 19 apr 2018
- Tempo di lettura: 2 min
GLI ISPETTORI DELL’OPAC NON RIESCONO A ENTRARE A DUMA, MONTA IL CAOS

BEIRUT. Gli ispettori dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac) non sono ancora entrati a Duma, a est di Damasco, 11 giorni dopo il presunto attacco con gas tossici nel quale, secondo fonti mediche locali, sono morti 42 civili tra cui diversi bambini e donne. Mentre fonti dell’Onu affermano che la squadra delle Nazioni Unite che martedì doveva verificare le condizioni di sicurezza per l’ingresso degli esperti in città è stata raggiunta da colpi di arma da fuoco in un’area ormai sotto il pieno controllo di russi e siriani.
Dopo giorni di annunci e smentite in un clima assai poco trasparente, il governo di Damasco ha ammessoieri,tramitel’ambasciatoresirianoall’Onu Bashar Jaafari, che in effetti gli ispettori Opac non sonomaientratiaDuma,mentreimediagovernativi avevano affermato il contrario. Le stesse autorità siriane hanno annunciato che oggi gli esperti potranno finalmente entrare nella martoriata cittadina a est di Damasco. Ma il direttore generale dell’Organizzazione internazionale con sede in Olanda,Ahmed Uzumcu, ha frenato le aspettative, ricordando che la squadra dell’Opac entrerà a Duma solo quando l’Onu si assicurerà che non ci sono rischi per la sicurezza degli ispettori.
Questo mentre sempre a Damasco le forze governative hanno intensificato la pressione militare attorno a un’enclave periferica della città controllata dall’Isis e da miliziani qaidisti. Da 48 ore le forze lealiste, sostenute da Iran e Russia, ammassano infatti truppe e blindati attorno all’ex campo profughi palestinese di Yarmuk e ai vicini sobborghi di Hajar al Aswad e Babila, fuori dal controllo governativo da sei anni. Secondo i media, l’offensiva di terra su Yarmuk e dintorni è “imminente”.
Nei giorni scorsi, media di Damasco avevano attribuito a miliziani jihadisti di Yarmuk il lancio di mortai contro quartieri sud di Damasco.
Prosegue invece a nord-est della capitale, nella zona di Dumayr, la deportazione di migliaia tra civili e miliziani anti-regime che si sono arresi alle forze lealiste e russe. I circa 1.500 combattenti e 5.000 civili sono trasferiti nel nord del paese in un’area controllata di fatto dalla Turchia.
E in Turchia si è recato ieri l’inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria, Staffan de Mistura, per discutere della situazione dopo i raid di Usa, Francia e Gran Bretagna della scorsa settimana. De Mistura si sposterà a Mosca e Teheran, consultando così nel giro di poche ore esponenti governativi dei tre Paesi impegnati nella spartizione della Siria occidentale in zone di influenza.
Da Washington intanto trapelano notizie sul fatto che il segretario alla Difesa James Mattis avesse sollecitato il presidente Donald Trump ad ottenere l’approvazione del Congresso prima di lanciare i raid in Siria, ma che la sua richiesta è stata respinta dal presidente. Una ricostruzione del New York Times che in serata il Pentagono ha smentito.
















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