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Siria, la tregua sanguinosa



CONTINUANO LE VIOLAZIONI DEL CESSATE IL FUOCO: 600 MORTI IN DIECI GIORNI

BEIRUT. Circa 600 civili uccisi in dieci giorni è il bilancio dell’offensiva governativa siriana nella Ghuta, l’area assediata a est di Damasco e dove rimangono circa 400mila civili con urgente bisogno di aiuti umanitari. Intanto da Israele giunge la notizia, impossibile da verificare sul terreno, della realizzazione da parte dell’Iran di una nuova base militare vicino a Damasco in cui si trovano, secondo le fonti, depositi di missili capaci di colpire lo Stato ebraico. E dall’est siriano, nella valle dell’Eufrate, giungono altre notizie di raid aerei della Coalizione anti-Isis a guida Usa contro civili nella regione di Dayr az Zor. Secondo le fonti locali 22 persone sono state uccise. Nella Ghuta, la Russia, alleata del governo siriano, accusa i miliziani anti-regime, sostenuti a vari livelli da Turchia, Arabia Saudita e Qatar, di impedire ai civili di lasciare l’area. Mentre fonti mediche e attivisti locali smentiscono le affermazioni di Mosca e riferiscono invece di nuovi raid aerei dell’aviazione di Damasco. La “pausa umanitaria” ordinata dalla Russia tre giorni fa è entrata in vigore anche ieri dalle 9 alle 14 locali, e secondo fonti siriane governative “alcuni civili” sono stati evacuati. Non è possibile verificare questa circostanza in maniera indipendente, ma media concordanti riferiscono dell’evacuazione di una coppia di anziani pastori pachistani, dal 1973 in Siria e che da tempo cercavano invano di lasciare l’area assediata e costantemente bombardata. Dal canto suo, l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), riportava ieri un bilancio di 593 civili uccisi, tra cui 146 minori e decine di donne, in 10 giorni di offensiva lealista. Solo ieri sono stati uccisi altri 5 civili in raid aerei in varie zone della Ghuta. I combattimenti sul terreno si sono svolti per lo più nella parte orientale, nei pressi di Hawsh Dawahira e Shafuniya, dove i governativi e le milizie ausiliarie filo-iraniane si stanno aprendo un varco per cercare di tagliare in due la zona controllata dai miliziani. Da Mosca sostengono che circa 300 civili si erano ieri radunati al checkpoint di Wafidin - tra l’area governativa e quella in mano ai miliziani e dove campeggia la foto del presidente russo Vladimir Putin accanto a quella del suo omologo siriano Bashar al Assad - ma che sono stati poi costretti a tornare indietro a causa dei mortai sparati dagli insorti. L’Ondus smentisce la versione russa. E afferma invece che gli abitanti chiedono di essere raggiunti nella Ghuta dai soccorsi dell’Onu e della Croce Rossa internazionale, ma che Russia e Siria mirano a svuotare la Ghuta dai suoi civili. La Croce Rossa martedì criticava la decisione di Mosca di indire una “pausa umanitaria” senza fornire garanzie all’ingresso dei soccorsi umanitari. E’ da novembre scorso che il governo siriano impedisce alla Croce Rossa Internazionale e all’Onu di portare aiuti ai civili della Ghuta.


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