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Soffrire a causa della fede

IL PAPA INVITA ALL’ACCOGLIENZA E RICORDA I CRISTIANI PERSEGUITATI NEL MONDO



CITTÀ DEL VATICANO. E’ un tempo per sperimentare la “condivisione nelle famiglie e nelle comunità”: questo il Natale, secondo Papa Francesco che ieri all’Angelus ha invitato a “perdonare sempre, anche se è difficile”.

“La logica del perdono e della misericordia è sempre vincente, sempre, e apre orizzonti di speranza”. Un pensiero, nel giorno di Santo Stefano, il primo martire della storia della Chiesa, è stato rivolto dal Pontefice anche a coloro che soffrono a causa della fede ma che “non fanno notizia”. Tra loro ci sono anche i cristiani dell’Iraq, vittime per anni dell’Isis, che ora stanno lentamente rientrando nelle loro case. Il segretario diStatovaticano,ilcard.PietroParolin, ha scelto di trascorrere queste festività con loro.

In questi giorni di Natale Francesco ha chiesto di tornare all’essenza del messaggio evangelico, spostando l’attenzione da se stessi agli altri, soprattutto i più deboli, gli “scartati”. Un appello poi alla fraternità, al di là di ogni appartenenza, etnica, culturale o religiosa.

Nella Notte di Natale il Pontefice ha voluto ancora una volta rimarcare le contraddizioni di un pianeta dove “pochi banchettano lautamente e troppi non hanno pane per vivere”. In questo contesto martedì, per la tradizionale benedizione Urbi et Orbi, il Papa ha elencato le aree calde del pianetaacausadiconflittilunghissimi, a partire dal Medio Oriente, ma anche con un occhio ad alcuni Paesi dell’Americalatina,eall’Africanelsuo complesso, dove a pagare il prezzo più grande sono ancora una volta i deboli della società.

La Chiesa a Natale ha colto l’occasione per ribadire la necessità di una solidarietà vera che è parte, è l’essenza, della vita cristiana. Migranti e disoccupati in primo piano nelle omelie, nei tanti messaggi e anche nei presepi. E in alcuni casi ci sono stati anche segni di ‘protesta’ contro le chiusure e la mancanza di attenzione per chi scappa dalle guerre e dalla fame, ma anche per le tante situazioni di precarietà.

Un invito a “non chiudersi in se stessi” è arrivato ieri anche dal vescovo di Prato, mons. Franco Agostinelli, nella festa di Santo Stefano, patrono della città. Un appello che in questi giorni è risuonato

spesso nelle messe della Notte, in quelle del Natale, nei tanti pranzi e e gesti di solidarietà in cui la Chiesa ribadisce la necessità di non alzare muri. Se il presidente della Cei, il card. Gualtiero Bassetti, ha parlato della presenza dei migranti come “segno di speranza”, il vescovo di Tortona, mons. Vittorio Viola, ha voluto celebrare la messa di Natale nel cortile dello stabilimento Pernigotti, accanto a quei lavoratori che dai primi di novembre sono lì, per cercare di salvare il loro posto di lavoro.

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