“Sogniamo come Abramo”
- Redazione

- 7 apr 2017
- Tempo di lettura: 2 min

IL PAPA: “NON È UN PAZZO, MA UNO CHE SOGNANDO SCOPRE LA SPERANZA”
CITTA’ DEL VATICANO. Abramo spera contro ogni speranza, e incontra un Dio fedele che non lo inganna. Abramo è capace di sognare, “non è un pazzo”, ma uno che sognando scopre la “speranza” perché scopre la mano di Dio sulla propria storia. Lo ha rilevato il Papa nella messa a Santa Marta, invitando a guardare con gli stessi occhi di Abramo alla storia personale di ognuno: fermarsi anche solo per dieci minuti a pensare alla propria storia, per sco- prire la “bellezza dell’amore di Dio, anche nelle prove”. Stralci dell’omelia sono pubblicati dalla Radiovaticana. Uomo di fede e di speranza, Abramo, ha rimarcato papa Francesco, crede quando gli viene detto che avrebbe avuto un figlio “a 100 anni”, con “la moglie sterile”, “credette contro ogni speranza”. “Se qualcuno cercasse di fare la descrizione della vita di Abramo, potrebbe dire: ‘Questo è un sognatore’”, nota il Papa. E qual- cosa del sognatore aveva, ma di “quel sogno della speranza”, non era un pazzo. “Messo alla prova, - ha ancora ricordato papa Bergoglio - dopo avere avuto il figlio, figlio ragazzo, adolescente, gli viene chiesto di offrirlo in sacrificio: obbedì e andò avanti contro ogni speranza. E questo è nostro padre Abramo, che va avanti, avanti, avanti, e quando Gesù dice che Abramo vide il suo giorno, vide Gesù, fu pieno di gioia. Sì: vide in promessa quello e quella gioia di vedere la pienezza della promessa dell’alleanza, la gioia di vedere che Dio non lo aveva ingannato, che Dio - come abbiamo pregato nel cantico - è sempre fedele alla sua alleanza”. Per la stirpe di Abramo, ha osservato il Pontefice, pensare a lui “è come quando pensiamo a nostro padre che se ne è andato, e ricordiamo ‘le cose buone di papà e pensiamo: ‘Ma è grande papà!’”. Dalla obbedienza di Abramo, osserva ancora il Papa, è nato un “popolo”. Questo è il grande messaggio e la Chiesa oggi invita proprio a fermarsi e a guardare le “nostre radici”, “nostro padre” che “ci ha fatto popolo, cielo pieno di stelle, spiagge piene di granelli di sabbia”, aggiunge il Papa usando le espressioni con cui nella Bibbia Dio promette ad Abramo, che ancora non aveva figli, una lunghissima discendenza. “Guardare la storia: io non sono solo, sono un popolo. Andiamo insieme. La Chiesa è un popolo. Ma un popolo sognato da Dio, un popolo che ha dato un padre sulla Terra che obbedì, e abbiamo un fratello che ha dato la sua vita per noi, per farci popolo. E così possiamo guardare il Padre, ringraziare; guardare Gesù, ringraziare; e guardare Abramo e noi, che siamo parte del cammino”. “Vi invito - ha concluso il Papa - a prendere, oggi, cinque minuti, dieci minuti, seduti, senza radio, senza tv; seduti, e pensare alla propria storia: le benedizioni e i guai, tutto. Le grazie e i peccati: tutto. E guardare lì la fedeltà di quel Dio che è rimasto fedele alla sua alleanza”, “sono sicuro che in mezzo alle cose forse brutte - perché tutti ne abbiamo, tante cose brutte, nella vita - se oggi facciamo questo, scopriremo la bellezza dell’amore di Dio, la bellezza della sua misericordia, la bellezza della speranza”.
















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