top of page

Spese pazze per 3 milioni di euro:50 indagati

  • 9 giu 2018
  • Tempo di lettura: 2 min

RIMBORSOPOLI/UN NUOVO SCANDALO ALLA REGIONE PIEMONTE


TORINO. In Piemonte è di nuovo Rimborsopoli. Una seconda inchiesta della procura di Torino sulle spese pazze dei consiglieri regionali è sfociata nella consegna di cinquanta inviti a comparire per peculato.

Questa volta il caso riguarda il periodo compreso dal gennaio del 2008 al febbraio del 2010, scadenza naturale di una legislatura in cui a presiedere la giunta di centrosinistra era Mercedes Bresso (oggi europarlamentare Pd, che non è fra gli indagati) e a Palazzo Lascaris sedevano gli eletti di partiti e coalizioni ormai consegnati alla storia: l'Unione, la Casa delle Libertà, la Margherita,Alleanza Nazionale, i Ds e la Lega con il 'Nord'. Fra i destinatari dei provvedimenti ci sono personaggi che con la politica hanno chiuso da un pezzo o sono migrati in fondazioni bancarie ed enti vari. Alcuni però sono ancora in carriera: è il caso, per esempio, del senatore Mauro Laus (Pd), dei deputati Davide Gariglio e Stefano Lepri(Pd),dell'europarlamentareAlberto Cirio (Fi), dell'attuale vicepresidente del Consiglio regionale Angela Motta (Pd).

Gli avvisi colpiscono equamente sia la maggioranza che l'opposizione. Il primo fascicolo di indagine era stato aperto nel 2012 per verificare i comportamenti dei loro successori, in una legislatura a trazione centrodestra (il maxi processo è arrivato in appello e la sentenza è prevista il 24 luglio). Quello nuovo corre lungo i medesimi binari: bisogna verificare come sono stati utilizzati i fondi destinati al funzionamento dei gruppi consiliari. Dopo gli accertamenti del gruppo 'tutela spesa pubblica' della Guardia di finanza,ipmchiederannocontoagliindagati di scontrini e ricevute per un totale di più di tre milioni e 300 mila euro. C'è chi si è fatto rimborsare pagamenti per 303 mila euro e chi si è fermato a cinquemila. Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di spese di ristorazione. Poi ci sono le pasticcerie, i mazzi

di fiori, oggettistica varia e qualche acquisto decisamente bislacco giustificato chissà come. Le difficoltà dei pm Enrica Gabetta, Giovanni Caspani e Andrea Beconi sono di due tipi. Innanzitutto il fattore 'tempo' perché i fatti risalgono a dieci anni fa: la notifica degli inviti a comparire ha interrotto il corso della prescrizione, che ora è rimandata di almeno due anni e mezzo, ma sarà necessario procedere a tamburo battente. La seconda è la mancanza dei tabulati telefonici.

Nel maxi-processo l'analisi del traffico dati dei cellulari ha permesso di dimostrare, in diversi casi, che gli indagati erano in un luogo diverso (addirittura fuori Piemonte) da quello dell'emissione dello scontrino.Ricostruirei movimenti dei vari protagonisti, ora, sarà problematico. Per un certo numero di ex consiglieri si tratta di un bis. Erano già entrati nel primo procedimento. E ne erano usciti indenni, prosciolti alla fine delle indagini o assolti all'udienza preliminare.


Commenti


bottom of page